Tennis

Sharapova, torna la popstar più odiata

By 26 Aprile, 2017 17 Maggio, 2019 No Comments

Ci interessa fino a un certo punto il vorticoso can-can mediatico intorno al rientro della Sharapova, che dopo 15 mesi di squalifica per doping scende in campo a Stoccarda nel Grand Prix targato Porsche. Ci attrae di più provare a entrare nella sua testa – così come farebbe un mental coach al suo fianco – e immaginare quali pensieri accompagnino la tennista più odiata del momento dopo uno stop forzato, che lei ritiene profondamente ingiusto.

Analizziamo gli elementi. Agli Australian Open del gennaio 2016, in seguito ai test antidoping, Maria viene squalificata per aver usato il Meldonium, farmaco proibito in base a una sentenza (riformata) dal Tas di Losanna. La russa non accetta la squalifica, dichiarandosi una vittima del sistema, un capro espiatorio. In primo grado, infatti, Maria viene squalificata per due anni: ma i giudici ne riducono poi la squalifica, ritenendo inadeguata l’email in cui la Wada (World Anti-Doping Agency) comunicava l’aggiornamento della lista di sostanze vietate.

L’ingiustizia, dunque, come carburante per fare leva sul senso di rivalsa, sulla voglia esagerata di rifarsi con gli interessi dopo un anno e tre mesi passati a guardare le rivali in televisione. Le quali, nel frattempo, non hanno peraltro approfittato della sua assenza per vincere trofei importanti, ma si sono anzi limitate a criticarne il rientro “rapido”, avvenuto attraverso Wild Card (senza cioè passare dalle qualificazioni).

L’invidia come ulteriore energia da fronteggiare. Lei, personaggio glamour da sempre, definita la vera popstar del tennis, bellissima, ricca, elegante. Ma fredda, algida come solo le russe sanno essere, accusata di non fare due chiacchiere neppure sotto la doccia. Tutta concentrata sul rientro, sui propri obiettivi da riallineare, dopo una deviazione già derubricata mentalmente come “incidente di percorso”.

Ma è il circo mediatico e affaristico che la richiede a gran voce sui campi! In un momento dove i personaggi femminili sono in pausa di riflessione (la numero uno mondiale, Serena Williams, ha appena annunciato un prossimo stop dalle gare, causa gravidanza), è ovvio che la bionda chioma della Sharapova serva come il pane agli sponsor per tornare a far suonare i registratori di cassa. Gli organizzatori di Stoccarda (targati Porsche) non hanno perso un minuto, facendola rientrare il giorno stesso in cui finisce la squalifica.

Lei non si è fatta ovviamente pregare. Ha ricontrattualizzato con Nike, Head, Evian per rimpolpare un po’ il suo patrimonio (stimato in 300 milioni di dollari!). Poi ha misurato il vestitino per il rientro (a proposito, con la nostra Roberta Vinci), color ortensia e pronto da mesi (nome in codice “Special Comeback”). Infine ha buttato qua e là qualche frase relativa alla sua biografia editoriale, che uscirà il 12 settembre prossimo (nome pubblico “Unstoppable, my life so far”, “Inarrestabile, la mia vita finora”), già prenotabile su Amazon.

Insomma, una macchina da guerra che ha semplicemente lucidato l’artiglieria (e lo specchio), rimbalzando al mittente la pioggia di critiche che le rivali “rosicone” le avevano lanciato. Il suo segreto mentale? Sta proprio qui: tenere alta la testa verso il traguardo, senza abbassare lo sguardo per focalizzarsi su ostacoli di poco conto.

Ciò che interessa alla ragazza è rilanciare la SUA storia. Quella che la vede protagonista da anni sui campi (e sulle passerelle di moda) di tutto il mondo. Una narrazione perfetta, quasi hollywoodiana. Di una bambina-tennista che viene notata da Martina Navratilova e che parte con il padre dalla Siberia occidentale (fino al 1986 i genitori vivevano in Bielorussia vicino a Chernobyl, poi emigrarono a Njagan dove Maria è nata nell’87) per approdare negli Stati Uniti, senza parlare una parola d’inglese, alla corte di Nick Bollettieri.

Una storia che, nei mesi di forzata inattività agonistica, è stata popolata di episodi da personal branding, come gli allenamenti nelle palestre di boxe, le vacanze alle Hawaii o a Londra, il corso di specializzazione in Economia alla Business School di Harward. Uno storytelling che rinforza tremendamente in lei le credenze legate alla propria identità, al suo bagaglio di leadership, alla soddisfazione di tutti i principali bisogni dell’essere umano (importanza, sicurezza, varietà, amore e crescita personale). Con un unico, inaffondabile obiettivo: ritornare a essere la numero uno. Questione di standard. Sotto a quel livello, gente come lei sta male. Basterà, alla soglia dei 30 anni, quell’energia di ribellione alle ingiustizie per spingerla di nuovo ai vertici dell’olimpo tennistico?

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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