Tennis

Nadal e Shapovalov, storie di numeri 1 e predestinati

By Novembre 3, 2017 Maggio 17th, 2019 No Comments

C’è molto atteggiamento mentale nella vicenda del giovane mancino canadese (con genitori russi). Ne parliamo anche perché Denis Shapovalov la prossima settimana sbarca a Milano per disputare le finali del Next Gen Atp, il Master dei migliori Under 21 del circuito. Un vero talento, già soprannominato nell’ambiente “The Next Big Thing”, il futuro campione, il prossimo fenomeno. In una parola: il predestinato.

Sappiamo bene, parlando di sport mental coaching, che cimentarsi con una definizione del genere porta con sé notevoli rischi di montarsi la testa. Aspettative, pressioni, voglia di dimostrare in fretta: tutte caratteristiche che possono demolire i sogni e le speranze di un campioncino ancora in erba come Shapovalov.

Da quando infatti, nell’agosto scorso, il ragazzino si è permesso di sconfiggere nientemeno che sua maestà Rafa Nadal (salendo così al n.49 del ranking mondiale), i riflettori su di lui si sono accesi a pioggia, dando luce a una tipologia di giocatore che sembrava scomparso: il “completo a tutto campo”, colui che si trova a suo agio in ogni zona.

Vediamo dunque quali sono i tratti nella storia di Denis che un coach dovrebbe saper riconoscere e mettere a frutto nel proprio lavoro. Intanto, come detto, la gestione della propria crescita, mentale e agonistica. Alti e bassi non aiutano a formare un’identità solida, delle sane credenze su se stessi. Molto meglio, come nel suo caso, un percorso graduale, con un salto in avanti improvviso, come spesso accade in quei momenti della carriera quando le cose girano a mille e i risultati arrivano tutti insieme.

Altro punto, l’attenzione agli stati d’animo improduttivi. A febbraio di quest’anno, primo turno di coppa Davis, stizzito per la sconfitta il giovane canadese ha scagliato una pallata finita dritta in faccia al giudice di sedia. Squalifica immediata, rischio di stroncarsi la carriera fin da subito. E dunque, immaginiamo, lezione imparata!

Ma è nella ricerca di un suo stile personale, di gioco e di comportamento, che Denis sta facendo a nostro avviso un buon lavoro. Dopo la pallata, il suo modo di stare in campo lo ha aiutato a diventare serio, professionale. A parte il cappellino con la visiera al contrario (è un marchio di fabbrica, dice lui, una sorta di personal branding), gli atteggiamenti ricordano in parte quelli del suo modello di riferimento: Roger Federer (quando si dice “imparare dai campioni”).

Questo è un altro punto significativo. Shapovalov ha lavorato molto sui propri obiettivi (“sono cresciuto con la foto di Federer sul comodino, era l’ultima cosa che vedevo prima di dormire, la prima quando mi svegliavo”), alzando gli standard minimi e non accontentandosi di puntare a livelli medi. “Sogno di vincere un torneo del Grande Slam e diventare il numero Uno” ripete nelle interviste. Un’auto-immagine che lo aiuta di certo a mantenere vivo quel fuoco che lo spinge. Che lo fa stare dentro alla credenza di essere “The Next Big Thing”.

Nadal, basta la parola

E poi arriva la notizia che Nadal torna a essere, lui sì, il Numero Uno al mondo. A 31 anni suonati, con sedici titoli del Grande Slam in bacheca, ha il tempo e soprattutto la voglia per battere altri record. La cosa che più colpisce in lui è la determinazione che ancora oggi mette nel lavoro. Sentitelo: “Se stai bene, ti alleni bene. E se ti alleni bene, vinci le partite. E se vinci le partite, aumenta la fiducia in te stesso e la consapevolezza che il lavoro paga”. Da manuale di mental coaching.

Anche quando parla di passione, l’ingrediente mentale che fa la differenza. “Cosa serve per arrivare ai vertici? Il talento unito alla passione per quello che fai. La mentalità con cui ti svegli al mattino e che ti fa avere le giuste motivazioni per migliorare ogni giorno”. Ma non tutti le possiedono…

Insieme alla passione, il Focus e l’attenzione all’ambiente circostante. Su questo, Nadal è l’esempio perfetto per le giovani generazioni. La sua correttezza in campo nei confronti di arbitro e avversari va di pari passo con la disponibilità che ha verso i tifosi: non lo vedrete mai rifiutare un autografo o una foto. Pochissime distrazioni, vive per il tennis assorbito dal desiderio costante di migliorarsi. Una caparbietà che gli ha permesso di tornare a vincere sul cemento di New York, superficie a lui poco congeniale.

Non gli riusciva da quattro anni. Ed è stato come mandare un messaggio al mondo del tennis: attenti, Rafa non è solo il re indiscusso della terra rossa…

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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