Tennis

Cosa ci insegna l’eleganza mentale di Chris Evert?

By 21 Dicembre 2017Maggio 15th, 2019No Comments

“Prima che arrivassi io, le tenniste erano atlete fenomenali. Io ero solo una scolaretta, niente di speciale, atleticamente parlando. E quindi, quando sono divenuta la numero uno, ho dimostrato a tutte le ragazze del mondo che chiunque può impegnarsi e vincere. Non devi essere per forza la più veloce o la più forte”.

Donna d’acciaio e atleta vincente a livello mentale, prima ancora che in campo! Per molti motivi la storia della statunitense Chris Evert – che oggi compie 63 anni – è di grande ispirazione per chi si occupa di coaching sportivo: per la sua eleganza, per l’intelligenza tattica e per la grandissima capacità di concentrazione. Ma non solo.

Se avete tempo andatevi a rivedere qualche scambio dei suoi match con Martina Navratilova. Vedrete a confronto due scuole di tennis opposte tra loro: gioco geometrico, regolare, con nervi d’acciaio della Evert, contro aggressività, istinto creativo e variabilità emotiva della tennista ceca. Un po’ come Borg e McEnroe.

All’epoca, per noi adolescenti che poi andavano a calpestare i campetti in terra rossa ripetendo le gesta dei nostri idoli, guardare in tv il gioco di Chris Evert era come leggere un manuale di teoria tennistica in movimento. Il diritto pulito, i movimenti essenziali, il servizio armonico, il rovescio a due mani che allora non usava nessuno. Un tennis che si poteva modellare, ricalcare. Perché la velocità di palla era umana, i colpi erano rotondi, lo stile e l’immagine erano a portata di mano.

Ecco la Evert: “Non mi piaceva stare sotto i riflettori, ero giovane, calma, silenziosa e molto insicura di come potessi apparire agli altri. Negli anni ’70 era ancora un tabù essere un’atleta donna, venivano considerate mascoline. Io volevo essere femminile, così vestivo in maniera ricercata, usavo il make-up, indossavo braccialetti”.

Chris ci dice tra le righe che per avere successo è sufficiente fare con amore e devozione il tuo lavoro. Non importa come appari. Ora per gli atleti è molto più complicato dopo l’avvento dei social media, con mille occhi critici puntati addosso, dentro e fuori dal campo.

Torniamo al rovescio. Il suo era caratterizzato da una presa bimane (aspetto anomalo per l’epoca) perché il padre che l’allenava la riteneva una soluzione temporanea visto che la figlia era una bambina molto gracile. Forse nemmeno lui si sarebbe aspettato che quella scelta avrebbe influenzato le generazioni future…

Essere d’esempio, aprire una strada per mille altri atleti che verranno dopo, sentirsi addosso una leadership naturale: sono elementi che vanno riconosciuti e in ogni caso allenati al pari del gesto tecnico. Per un giovane che sta ricercando una propria identità d’atleta, trovare un aspetto unico e caratteristico può essere un punto d’approdo e di equilibrio al tempo stesso, un conforto quando il mare è in tempesta. Un segno che può essere preso d’ispirazione da altri, che ti rende più vicino all’ambiente circostante.

“Mio padre decise che cinque anni fosse l’età giusta per portarmi via da casa della mia amichetta per condurmi in un campo da tennis pubblico e lanciarmi palline da un carrello della spesa. All’inizio ero molto risentita, davvero arrabbiata”. Qui la Evert ci fa capire che il tennis è uno sport individuale: “Sei là fuori, da sola. Non devi avere paura. Non devi temere, nel gioco come nella vita”.

Ma il padre dà prova di grande intelligenza e non la forza, centellina i tornei, non aspira che la figlia bruci le tappe, vuole che diventi la migliore del mondo e che ci resti per il più a lungo possibile. “Quando si ottengono grandi risultati sin da giovani, è difficile porsi dei limiti. Si finisce per giocare troppo, finché o cede il fisico o cedono i nervi. Mio padre ha gestito la programmazione dei tornei in modo che evitassi sia l’uno che l’altro inconveniente: dai 15 ai 18 anni, non ho mai disputato più di cinque tornei all’anno”.

Il suo lato solitario si è trasformato in un punto di forza. “Non ho mai celebrato le mie vittorie. Vincevo un torneo, ero felice, andavo a cena fuori. Il giorno successivo sarebbe stato solo un altro giorno. Se partivo da Wimbledon per andare a Seattle, a Washington, a giocare un torneo minore, il mio spirito, il mio approccio, erano gli stessi che a Wimbledon. Ero semplicemente concentrata sul Momento”.

Il momento! Il suo gioco intelligente, la sua profondità di palla e soprattutto la grande abilità di concentrazione. Intorno a questi tre pilastri la Evert ha costruito una carriera vincente: grazie alla sua ineguagliabile capacità mentale di gestire se stessa e i suoi stati d’animo. Una delle rivali, Billie Jean King, ha spiegato che “quello che fa di Chris Evert una campionessa così grande è la sua capacità di giocare non i game o i match, ma i singoli punti”. Di restare attaccata a ogni frazione di secondo, come un segugio che ha occhi solo per una cosa al mondo.

Buon compleanno, dunque! Non leggerai di certo questo post, ma c’è un popolo di tennisti, giovane e meno giovane, che non dimentica nulla di ciò che hai fatto in campo. E che vorrebbe avere un centesimo del tuo stile, della tua eleganza, della tua profondità di azione. Senza urli, grugniti e racchette lanciate per aria.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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