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Tennis, la Coppa Davis e il ciclo del successo

By Dicembre 21, 2016 Maggio 20th, 2019 No Comments

Quarant’anni dopo, resta ancora nei cuori come uno dei risultati più luminosi dello sport italiano. Un anniversario che ci dà lo spunto per approfondire alcuni temi legati al coaching sportivo. Nel weekend fra il 17 e il 19 dicembre del 1976, l’Italia tennistica dei “Quattro Moschettieri” – Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli – vinse la prima e unica Coppa Davis della storia azzurra! Capitanati dall’ex campione Nicola Pietrangeli, un coach straordinario specialmente fuori dal campo, la nostra nazionale andò a guadagnarsi la vittoria finale in casa del Cile, un Paese sconvolto dalla dittatura del sanguinario generale Augusto Pinochet.

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In un’Italia attraversata dal terrorismo degli anni di piombo, la trasferta in Cile divenne un caso politico, con l’allora partito comunista italiano che voleva boicottare il match. Per fortuna Pietrangeli si prese la responsabilità di partire ugualmente, non fosse altro per impedire che Pinochet vincesse la coppa Davis per abbandono degli avversari. Peccato però che fu una vittoria a metà, nel senso che al ritorno in Italia i quattro moschettieri non furono affatto festeggiati. Nel Paese spaccato, infatti, i giocatori fecero la parte dei vasi di coccio. “Ascoltavo quelle urla – ha raccontato Adriano Panatta nella sua biografia – e ci rimanevo male. Eppure sono sempre stato di sinistra. Quei giovani che mi insultavano non conoscevano nulla di me”.

Ecco il primo spunto: la vittoria non festeggiata. Per un atleta, specialmente se professionista, vale il cosiddetto “ciclo del successo”: Potenziale, Azioni, Risultati, Credenze. Le nostre credenze influenzano l’uso del nostro potenziale, i nostri comportamenti e, di conseguenza, i risultati che otteniamo. Se questa sequenza viene interrotta da un mancato festeggiamento (in questo caso dopo un risultato positivo), ecco che la successiva credenza non sarà sufficientemente potente da innescare una spirale sempre più vincente. Gli azzurri del tennis, infatti, così come il coach Pietrangeli, hanno raccontato più volte di aver subìto una vera e propria frustrazione, delusi dal non essere stati né seguiti dalla televisione di stato (la Rai non trasmise la diretta della finale, sempre per le note polemiche politiche) e né accolti dai tifosi al rientro, perché lo sbarco in aeroporto avvenne quasi di nascosto.

Eppure quella di Panatta, Barazzutti e compagni fu una generazione fantastica per questo sport: è grazie a loro che il tennis diventò popolarissimo. In quegli anni tutti abbiamo imparato a giocare con una racchetta in mano, a seguire le gesta dei campioni di Wimbledon e Roland Garros, a tifare in coppa Davis quando il Foro Italico era una bolgia quasi come una curva calcistica. Molti ricordano che per Panatta, in particolare, il 1976 fu l’anno apicale della sua carriera, nel quale trionfò agli Internazionali di Roma, a quelli di Parigi e appunto in coppa Davis. Quando un atleta è al suo massimo, nell’ambito del coaching si dice essere “in the flow”. È uno stato di grazia in cui lo sportivo (anche non professionista) si sente imbattibile: a parità di condizioni, di potenziale tecnico, tattico e fisico, quando siamo “in the flow” siamo al massimo delle nostre potenzialità, della nostra concentrazione e del nostro focus. Panatta in quel 1976 era così: nessuno al mondo riusciva a batterlo, tutto gli riusciva perfettamente.

Dietro la vittoria in Coppa Davis ci fu anche dell’altro. Intanto il fatto che i Quattro Moschettieri erano sì una squadra compatta, un gruppo unitissimo fra di loro, ma soprattutto erano forti singolarmente, diversi e complementari nelle loro specificità. Panatta era il campione, il più completo, un fuoriclasse dal servizio potente, dal rovescio perfetto e dal gioco al volo fortemente atletico. Barazzutti era il polmone, l’uomo delle maratone su terra rossa, mai stanco né fisicamente né mentalmente. Bertolucci era il genio delle brevi distanze, forte specialmente come compagno di doppio, con un braccio e una sensibilità sottorete fuori dal comune. Zugarelli infine il meno noto, elegante anche nell’aspetto con dei baffi d’altri tempi: fu protagonista di un’importantissima vittoria in quella coppa Davis del ’76, contro la Gran Bretagna sconfisse l’inglese Roger Taylor sull’erba veloce di Wimbledon.

Ultimo spunto quello riguardante il tecnico Nicola Pietrangeli, vero motivatore della comitiva azzurra, determinato a
portare i suoi moschettieri in Cile nonostante le polemiche e le minacce di morte. Da ex campione qual era stato, Pietrangeli conosceva perfettamente lo stato d’animo degli atleti durante le varie fasi emotive della gara. “In campo – ha detto in un’intervista – sapevo aprire le bottigliette d’acqua e porgere l’asciugamano dalla parte giusta. Perché un capitano deve fare solo quello: se hai Messi, è inutile dirgli come deve giocare. Fuori dal campo, è un po’ diverso: devi sapere gestire ragazzi che a un certo punto si credono di essere Dio. In Cile dissi che avrei parlato solo io: e ho tolto loro ogni responsabilità, isolandoli da una situazione difficile”. Questo dunque deve saper fare un vero coach: prendere su di sé il carico della pressione che arriva dall’esterno, dal pubblico, dai giornalisti. Ricordate Mourinho? E prima ancora di lui, Enzo Bearzot, che ci fece vincere un Mondiale di calcio in Spagna nel 1982, facendo da ombrello a un mare sconfinato di critiche?

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Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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