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La Goggia orientale

By Marzo 7, 2017 Maggio 20th, 2019 No Comments

“Mi piacciono i samurai perché si muovono con eleganza regale. Sono i guerrieri per eccellenza!”. Le prime parole di Sofia Goggia, 24 anni, l’azzurra che in Corea del Sud ha conquistato il SuperG dopo aver vinto appena un giorno prima la discesa libera, restituiscono un senso di determinazione agonistica in…salsa orientale! L’italiana, che ha concesso il bis precedendo l’americana Lindsey Vonn di 4 centesimi, è raggiante e ancora incredula: “Non paragonatemi alla Vonn, lei ha 77 vittorie, io sono appena alla seconda! Sarebbe un errore catastrofico pensare di averla domata: è reduce da un infortunio serio, in fondo non è ancora al massimo della forma. Se vuole, lei la pista olimpica se la mangia”.

C’è molto mental coaching nelle dichiarazioni di Sofia, che parla dell’importanza del suo dialogo interno: “Spesso mi vedo come una pasticciona, se penso a quel salto tutto storto… Ma quando riesco a dire a me stessa ‘muoviti con grazia, come i samurai’, allora tutto si allinea”. E la fisiologia efficace prende il sopravvento. La prova della sintonia mente-corpo ce la racconta lei stessa: “Dopo il primo successo in discesa libera, non ho nemmeno realizzato, non me l’aspettavo, ero frastornata in positivo. Ma quando il mattino dopo mi sono alzata dal letto, e sapevo di dover affrontare il SuperG, ho pensato che avevo vinto la mia prima gara: e ho provato un’incredibile sensazione di leggerezza. Leggerezza proseguita nella fase di riscaldamento, dove riuscivo a fare quello che volevo, tutto era facile e giusto. In gara, poi, ho raggiunto un equilibrio vero, tra gestione e attacco”.

Altre immagini mentali ci raccontano parte della sua identità di atleta. “Il sapore della seconda vittoria? Mi ha fatto sentire di nuovo bambina, ho rivisto la Sofia che cominciava a sciare vicino a casa e che fantasticava di vittorie future! Voglio però che non sia un punto di arrivo, ma di partenza per i prossimi anni. Devo abituarmi a questo standard, la fame resta tanta! Anche se dopo queste due vittorie avrò delle pressioni addosso che non ho mai avuto prima”.

La Goggia lo ha intuito subito: ora dovrà imparare a gestire il suo stato di campionessa, capire cosa serve e replicarlo, non sentirsi appagata, cercare e pianificare nuovi obiettivi e azioni programmate per raggiungerli. In coppa del mondo l’atleta bergamasca ha sempre fatto bene, ci ha creduto, ha messo sudore e sangue freddo nelle vene. Dopo grandissime prestazioni, mancava solo la vittoria. Lei nella gara di sabato notte era nel “Flow“, probabilmente è scesa nella condizione di “inconsciamente capace”. I mental coach conoscono bene questo standard: è quello nel quale per riuscire non serve più pensare. È sufficiente FARE. Nel suo caso è bastato saper fare bene ciò che lei sa fare: ovvero, sciare da campionessa qual è.

Queste due vittorie in sequenza rappresentano per Sofia un macigno di autostima, di consapevolezza, di gioia. Tutti elementi utili anche il prossimo anno, a patto che lei sappia infilarli con cura dentro lo zaino dei pensieri e degli stati d’animo. L’aspetto mentale positivo è che, dopo la recente sconfitta ai Mondiali, la Goggia ha saputo reagire, continuando a credere nelle proprie capacità. Si è concentrata sul gesto tecnico, ha reagito alla sconfitta creandosi nuove motivazioni: ed è ripartita più forte di prima! Del resto, osservando l’equilibrio delle sue performance, si nota come l’azzurra abbia fatto della resilienza uno dei suoi punti di forza, ritornando in pista ancora più motivata nonostante i numerosi infortuni e la depressione nella quale era caduta! Sofia ha saputo trovare le forze per andare avanti, perché questa è la sua vita, la sua passione.

C’è ora un po’ di rammarico per il deludente risultato ai Mondiali, durante i quali l’atleta non è stata supportata nel gestire quella pressione ‘super’ che sopraggiunge in occasioni particolari (come appunto i Mondiali stessi o le Olimpiadi). Queste manifestazioni speciali vanno affrontate dal punto di vista mentale in modo particolare: la gara secca, l’importanza dell’appuntamento, l’immagine-simbolo della medaglia, la mancanza di altre possibilità se non dopo due anni… tutto genera tensioni molto particolari, che l’atleta ha bisogno di vivere e gestire in maniera diversa. Un bravo sport mental coach deve quindi trovare nuove soluzioni per evitare di far sentire all’atleta troppe… farfalle nella pancia! La tensione va rilasciata perché compromette la piena lucidità, genera tensione muscolare, diminuisce il focus sul percorso, penalizza la fisiologia. E soprattutto, blocca l’ingranaggio del dialogo interno produttivo!!

Insomma, i successi della Goggia faranno bene anche alla squadra azzurra, ricca di giovani talenti: la Brignone, la Bassino, Elena Curtoni che è pronta per la vittoria. E che quando passerà dallo stato di “artista” a quello di martello potrà essere la sorpresa del 2018. Confermando così il suo talento e le sue capacità.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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