SciSport invernali

Innerhofer, come togliere una tragedia dalla mente

By Dicembre 4, 2017 Maggio 15th, 2019 No Comments

“Quando arrivi alla partenza e vedi la bandiera della Francia con un mazzo di rose, non è facile mettere i bastoncini fuori dal cancelletto e dire: rischio al cento per cento. Come fai a non avere queste immagini in testa?”. Parlava così qualche giorno fa Christof Innerhofer, azzurro campione del mondo di Super Gigante nel 2011, ancora traumatizzato dalla tragedia che ha spezzato la vita del francese David Poisson, finito contro un albero in allenamento a Nakiska, in Canada, soltanto tre settimane fa.

È probabile che Innerhofer – giunto quarto nella libera di due giorni fa a Beaver Creek, in Colorado – abbia lavorato con un mental coach per spazzare via i cattivi pensieri. Prima della gara aveva detto: “Non mi vedo ancora al livello di salire sul podio, quello sarebbe un sogno. Però vorrei provare ad avvicinarmi, mi andrebbe bene un piazzamento dal quinto al decimo posto. L’obiettivo è di arrivare più forte, anche di testa, a fine dicembre. I pensieri di quella tragedia per ora sono ancora lì”.

Si vedeva almeno quinto, è arrivato quarto! Sceso addirittura con il pettorale 27, Innerhofer ha confezionato una gara incredibile, decisamente al di sopra delle aspettative. A soli 5 centesimi dal podio, l’altoatesino esce rigenerato da questa prova: dopo un momento di difficoltà, ora guarda con fiducia al futuro. “Sapevo di poter tornare fra i migliori, non era facile superare quello che è successo pochi giorni fa e avevo bisogno di un po’ di tempo. Stavolta ho trovato la convinzione e penso di avere fatto una gara pazzesca con il numero che avevo”.

Cosa può accadere nella mente di uno sciatore dopo aver visto un collega perdere la vita per una tragica fatalità? Il focus mentale torna continuamente all’episodio, le credenze negative iniziano a solidificarsi… In automatico si innesca un circolo vizioso dove lo stato d’animo influenza i comportamenti e ne blocca la fluidità, la scioltezza. È qui che un mental coach può fornire strategie per interrompere gli schemi, lavorare sulla fisiologia, sugli ancoraggi, sul giusto dialogo interno.

“Dopo l’incidente di David ero sotto shock – ha spiegato Innerhofer ai giornalisti – quando penso a quanto accaduto ho ancora paura. La velocità è una disciplina speciale, come una grande famiglia. In pista siamo avversari ma fuori molto uniti, legati anche dalla nostra vita che è fuori dagli schemi. Condividiamo un pizzico di follia e l’amore per questa sfida unica. Dobbiamo guardare avanti, ricostruire la fiducia prova dopo prova, ma senza dimenticare. Quando sto per partire devo pensare alla gara e non alle tragedie, è dura, ma spero di riuscirci”.

Da cosa si riparte quando succedono cose del genere? Dall’allenamento di tutti i giorni, dai modelli che possono darti la carica, diventare leva motivazionale. E così è andata: “In questi giorni mi sono allenato come un fachiro, con l’entusiasmo di un ragazzino! Se sono ancora qui a 32 anni è per la passione e l’impegno che ci ho sempre messo. Non mi sento vecchio e non penso proprio di smettere”.

La mente cerca punti di riferimento, un focus che in gara ti aiuti a restare su immagini positive e produttive: “Sono come Valentino Rossi – rivela Innerhofer – seguo la MotoGp e sono un suo tifoso. Lo capisco perfettamente quando dice che la sua vita ruota attorno al circus. Mi piace vedere che alla sua età corre e vince ancora, lo fa perché ha una passione profonda per il suo sport. Io sono così, amo lo sci e sto bene solo in pista”.

Eccolo l’ancoraggio produttivo: a Lake Louise una settimana fa Christof ha gareggiato col casco autografato proprio da Valentino Rossi, che ha incontrato in estate al Gp d’Austria. “Sono andato a vederlo ad agosto a Spielberg e gli ho detto che prima delle sue gare sono nervoso anch’io per lui, proprio come quando mi trovo al cancelletto per una discesa. Di solito, si dice che invecchiando si diventa più tranquilli. Nel mio caso, invece, sembra il contrario. A me piace prendere rischi, cercare i limiti, perché per vincere dev’essere cosi”. Innerhofer insomma sembra aver scavalcato la collina del dolore. Passo passo, verso nuovi obiettivi. Impegnandosi anche per l’amico-rivale che non c’è più.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

Lascia un commento a questo articolo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.