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Il cuore e la mente portano un bronzo mondiale al canottaggio

By Ottobre 3, 2017 Maggio 17th, 2019 No Comments

“La ricetta che ci ha fatto arrivare sul podio? Testa in barca e soprattutto tanto cuore!”. C’è molta identità italiana in questa medaglia di bronzo vinta con entusiasmo in Florida, ai Mondiali di Canottaggio appena conclusi. Gli azzurri – arrivati terzi nella specialità dell’Otto, alle spalle della Germania e degli Stati Uniti – tornano così in zona medaglie grazie a un’impresa che solo fino a qualche mese fa sembrava impossibile.

“Se a inizio stagione – racconta Davide Mumolo, uno dell’equipaggio – mi avessero detto di una nostra medaglia nell’Otto, avrei riso pensando a una presa in giro”. Partiamo dunque da qui, dal lavoro di mental coaching sull’identità che gli atleti avranno di certo fatto insieme ai tecnici. Basta leggere cosa ha dichiarato un altro dei medagliati italiani, il timoniere Enrico D’Aniello: “Cinque anni fa eravamo 9 scappati di casa, oggi siamo qui a parlare di una medaglia mondiale che all’Italia del canottaggio mancava da 11 anni!”.

Chiaro, no? Per prima cosa occorre “sradicare” dagli atleti la convinzione di inferiorità, di essere solo degli “scappati di casa”. Qualcosa è scattato dai Giochi del 2016: “Dopo l’Olimpiade di Rio – racconta il 26enne Luca Parlato, anche lui componente della barca azzurra – ho notato come gli equipaggi dell’otto di altre nazioni che andavano forte, non avevano in realtà nulla più di noi. Volevo fare 4 anni alla grande per regalarmi un sogno, e ho scoperto che i sogni sono contagiosi!”.

Il lavoro sull’identità è un’opera certosina, con l’idea di costruire un equipaggio solido nei valori e compatto verso l’obiettivo. “Negli ultimi 500 metri – raccontano – abbiamo insidiato l’equipaggio americano, che era secondo alle spalle della Germania. Poi abbiamo resistito alla rimonta dell’Olanda, che era quarta, riuscendo a portare a casa la medaglia di bronzo”.

Il finale di gara è un classico italiano, è quello che ci vede spesso protagonisti sugli scenari internazionali. L’identità italica comprende dentro di sé la credenza (non sempre positiva) di riuscire a farcela negli ultimi metri, di tirare fuori il cosiddetto colpo di coda. Lo stellone italico! È una reazione creativa, spesso figlia di un’insofferenza agli schemi, alla disciplina di pianificazione tanto cara a popoli come i tedeschi e gli stessi americani.

Da quella sull’identità, il mental coach deve poi passare alla leva della rivalsa, della sfida verso un avversario esterno, che deve però servire solo da riferimento, non da spauracchio. Significativo il racconto di Bruno Rosetti, altro azzurro medagliato: “Per me era una sfida particolare. Sono rientrato dopo 8 anni di stop perché voglio partecipare alle Olimpiadi e questo primo traguardo getta le basi per questo progetto. Negli ultimi 500 metri ci siamo detti che era ora di fare la storia senza guardarsi intorno!”.

Capite? La storia si fa senza guardare gli avversari, evitando di misurare la propria forza in relazione agli altri, ma conquistando consapevolezza allenamento dopo allenamento. Con entusiasmo e fatica, come ripetono tutti i protagonisti. Perché se a inizio stagione nessuno di loro si vedeva all’altezza di una medaglia, con il tempo (e il lavoro) la visione è cambiata, le strategie mentali si sono allineate a un rinnovato senso di potenza. Testa in barca e tanto cuore, giusto per capirci. E senso di rivalsa, come nel caso di un altro azzurro, Paolo Petrino, che non più tardi di un anno fa era stato costretto a operarsi a una rotula del ginocchio. Paolo non si è pianto addosso, ma ha lavorato duro per dimostrare al mondo (e a se stesso) che quello stop era soltanto fisico, non mentale.

A chiudere, le parole di Giuseppe Abbagnale, attuale presidente della Federazione, ma soprattutto vincitore di due titoli olimpici e sette mondiali. “Questi risultati hanno messo a dura prova il mio cuore! Indimenticabile”. Ancora una volta il cuore. Perché quello ci deve essere. Sempre.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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