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Superare un infortunio: quanto serve l’attività di coaching?

By Novembre 28, 2018 Maggio 23rd, 2019 No Comments

Carolina Kostner infortunata: dopo il Grand Prix di Helsinki e quello di Grenoble, dovrà rinunciare anche ai Campionati Italiani di pattinaggio artistico in programma il 15-16 dicembre a Trento. La notizia è stata diffusa dalla stampa sportiva pochi giorni fa insieme ad alcune dichiarazioni della campionessa altoatesina. Ecco cosa ha dichiarato al sito della Gazzetta dello Sport: “Sono molto dispiaciuta di non poter partecipare ai Grand Prix di quest’anno, ma il corpo è una macchina che ogni tanto necessita di un po’ di revisione. Era necessario affrontare seriamente questa problematica per non mettermi a rischio di infortuni più seri e per poter lavorare al meglio per la seconda parte della stagione”.

La decisione di recuperare la forma fisica per non rischiare di peggiorare la situazione dell’anca sinistra e del tendine è corretta, così come l’immagine che assimila il corpo a una macchina, periodicamente bisognosa di revisione.

Ma non è finita qui. Quella meravigliosa macchina è guidata da una mente che richiede pari attenzioni del corpo. Perché, un po’ come funziona in Formula Uno, a parità di potenza e auto, è il pilota che fa la differenza. Un atleta, come del resto ogni individuo, è un’entità costituita da corpo e mente in condizioni sia di salute che di patologia.

Carolina Kostner ha testimoniato più volte l’importanza dell’atteggiamento mentale, non solo per vincere ma anche per superare momenti difficili. Siamo certi che anche in questo caso darà una nuova prova di atteggiamento mentale vincente.

L’approccio multidisciplinare nella cura dell’infortunio

È stato ampiamente dimostrato che l’allenamento mentale, insieme a quello fisico, contribuisce a migliorare le performance sportive. Spesso però ci si dimentica di quanto sia importante nella delicata fase di recupero da un infortunio.

L’infortunio è un evento che interessa, con modalità differenti e con diversi livelli di gravità, la storia di ogni atleta. Può rappresentare un serio ostacolo non solo per la normale routine dell’attività sportiva, ma anche per la carriera stessa.

Nel recupero da un infortunio, i fattori psicologici ed emotivi hanno un peso notevole e influenzano, direttamente o indirettamente, la natura, l’efficacia, l’efficienza e la qualità del recupero e del successivo ritorno allo sport. Diversi studi scientifici provano infatti che l’infortunio è un evento multi-fattoriale che coinvolge aspetti fisici, psichici e sociali, sia in riferimento alla sua insorgenza sia per quel che riguarda il suo decorso e la sua risoluzione. L’infortunio va quindi gestito con un approccio multidisciplinare. La sua gestione efficace è fondamentale per un percorso di successo.

Le fasi dell’intervento di coaching nel recupero da un infortunio

Nella gestione dell’infortunio è fondamentale suddividere l’analisi e l’intervento in fasi.

Fase acuta

La domanda chiave che si deve porre il coach è: quali sono le reazioni psicologiche dell’atleta infortunato?

Nella fase acuta è molto ampia la varietà di risposta che si può osservare a seguito di un infortunio. Lo shock può essere talmente forte da portare addirittura all’abbandono immediato dello sport, fino a reazioni come il ritiro dalla vita sociale. Possono anche emergere emozioni diverse e perlopiù negative: catastrofizzazione, colpevolizzazione, personalizzazione, pensiero del tutto o nulla, negazione dell’accaduto. Non esiste uno schema consolidato.

Quel che è certo è che le emozioni negative frenano la fase di recupero fisico e, se non vengono ben gestite, possono portare a una recidiva. Non sono infrequenti i casi di sportivi che si lasciano auto-sabotare dalle emozioni negative e per questo si infortunano di nuovo non appena ritornano in campo o a gareggiare dopo un periodo di stop.

Fase di riabilitazione

In che modo i fattori psicologici ed emotivi sono coinvolti nel processo di riabilitazione?  Quale è l’importanza dei fattori psicologici ed emotivi nella guarigione di un infortunio?

Probabilmente è la fase che mette più a dura prova l’atleta. Tipiche reazioni che può manifestare sono: senso di sfiducia, sensazione di perdita, senso di minaccia, senso di solitudine (elemento critico è il supporto sociale). I temi più delicati sono quelli della motivazione e della perseveranza.

Di solito in questa fase gli atleti fanno fatica a valutare oggettivamente i risultati, con sovrastima della condizione o sottostima del risultato.

Fase di Riatletizzazione e Rientro

Quali sono gli aspetti correlati al rientro in campo?

L’atleta deve aver acquisito un buon livello di auto-efficacia, uno stato di prontezza fisica ed emotiva adeguati, una corretta gestione della paura (di un re-infortunio e di non essere in grado di raggiungere i livelli precedenti, delle aspettative esterne e interne, degli aspetti economici). Decisivo è il peso delle aspettative che l’atleta ha rispetto a sé e alle sue prestazioni. Se inesatte, possono aumentare ulteriormente il senso di frustrazione.

Il lavoro di coaching in seguito a un infortunio ha il compito di regolare le emozioni e la condizione di tensione psichica dell’atleta. Così da influire in modo positivo sui processi fisici di guarigione e sui livelli finali di performance.

Il coaching: dalla cura alla prevenzione dell’infortunio

Nella storia di ciascun atleta vi sono momenti difficili, insicurezze, cedimenti, periodi di scarsa autostima e la difficoltà a mantenere il focus verso l’obiettivo. Tutti questi aspetti sono difficili e faticosi da gestire. Spesso non è sufficiente essere in perfetta condizione fisica, aver svolto una buona preparazione atletica, aver raggiunto un gesto tecnico perfetto per non intoppare in un infortunio.

A parità di condizione, infatti, ciò che fa la differenza è l’aspetto mentale, fra atleti diversi ma anche sullo stesso atleta in momenti e in stati mentali differenti. La mente influisce sui processi del corpo e questi, a loro volta influenzano la mente, basandosi soprattutto sulla regolazione ormonale e del sistema nervoso autonomo.

Attraverso l’allenamento mentale, l’atleta può sviluppare una maggior consapevolezza di sé che agisce direttamente anche sulla condizione motoria e sulla regolazione del sistema neuro-endocrino. Tutto questo si ripercuote positivamente sulla performance sportiva, riducendo anche il rischio dell’infortunio o, nel caso in cui questo accada, supporta e indirizza l’atleta in un processo di recupero più completo, più sicuro e, probabilmente, più rapido e duraturo.


Articolo a cura di Paolo Valli

Sport Power Mind

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Sport Power Mind è la forza di una squadra al servizio dell'atleta; un team di professionisti uniti tra loro dal medesimo obiettivo: liberare il potenziale degli atleti per massimizzare le loro prestazioni. Sport Power Mind utilizza, sia per la formazione, sia durante le sessioni di lavoro con gli atleti, un metodo di coaching unico e distintivo, frutto di studi ed esperienze maturati in anni di attività sul campo.

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