CalcioPillole di coaching

Un destino da numeri uno

By 12 Aprile, 2016 23 Maggio, 2019 No Comments

Gioca con le mani, veste diversamente da tutti gli altri e il suo compito è quello di impedire il fine ultimo del calcio, il gol. Il portiere, una specie di paradosso del prato verde, eroe e attore, idolo dei bambini, metà saltimbanco e metà felino.

E’ il ruolo più poetico del calcio, è il numero uno, dietro di lui il nulla. Al ruolo di portiere sono state dedicate meravigliose pagine di letteratura; da Umberto Saba a Osvaldo Soriano, da Peter Handke ad Albert Camus. Seguo da due anni un portiere che ha 21 anni e gioca in Lega Pro. Si chiama L.G., ha straordinarie doti acrobatiche ma dal punto di vista mentale deve ancora acquisire quella sicurezza capace di fargli spiccare il grande salto verso i palcoscenici delle categorie maggiori.

Il ragazzo, nonostante un fisico da corazziere, si sente a disagio nelle uscite alte. Cross, palle inattive e calci d’angolo sono situazioni capaci di minare la sua autostima creandogli ansia e mettendo a repentaglio il suo stato d’animo. L.G. tende a rimanere fermo tra i pali e a sperare che il corso degli eventi disinneschi il pericolo. In casi come quello di L.G., si tende a vivere la porta come la propria casa, la propria “zona di comfort” (quell’insieme di abitudini e comportamenti che ci danno sicurezza e ci fanno sentire al sicuro). Il punto è che soltanto uscendo dalla nostra “zona di comfort” possiamo vincere la sfida del miglioramento. Già, proprio così, i due pali e la traversa come un porto sicuro, ma per diventare persone, e portieri, migliori occorre salpare. Sbagli un’uscita? Pazienza! Ne sbagli due? Tre? Quattro? Non importa, non hai alternative; se vuoi diventare un grande numero uno devi imparare anche questo specifico gesto. Soltanto sbagliando potrai imparare e correggerti, soltanto uscendo mille volte in allenamento potrai scoprire i trucchi per diventare il padrone della tua area.

I portieri si sentono a proprio agio quando arriva un tiro e devono volare per respingerlo. Non appena il tiro viene scoccato, nella loro mente si accende l’allarme rosso e sono già in tuffo. E’ un comportamento stimolo-risposta: parte il tiro e loro sono in volo. Ecco il punto; il portiere poco avvezzo alle uscite non vive il cross in area con la stessa sensazione di pericolo, parte la palla e nella sua testa si accende soltanto la spia dell’allarme giallo. Esco? Non esco? Chissà. Un suggerimento, allora, per i portieri che hanno ampi margini di miglioramento nelle uscite alte, è quello di installare un nuovo programma nella mente. Non appena un pallone sta per spiovere in area, accendete la spia rossa dell’allarme, pensate che quella palla è roba vostra, pensate che può essere pericolosa come una bomba dal limite, tocca a voi! Così facendo, uscirete molte volte a partita, prenderete confidenza con il gesto tecnico e diventerete leader della difesa. E si attiverà il circolo virtuoso: vi sentirete i capi, avvertirete la fiducia dei compagni e sarà un godimento prendervi la responsabilità assoluta di tutto quanto capita in area. Azzerate ogni paura, buttatevi, non dimenticate mai che il vostro è un destino da numeri uno.


Articolo a cura di Marco Cassardo

Sport Power Mind

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Sport Power Mind è la forza di una squadra al servizio dell'atleta; un team di professionisti uniti tra loro dal medesimo obiettivo: liberare il potenziale degli atleti per massimizzare le loro prestazioni. Sport Power Mind utilizza, sia per la formazione, sia durante le sessioni di lavoro con gli atleti, un metodo di coaching unico e distintivo, frutto di studi ed esperienze maturati in anni di attività sul campo.

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