Pallavolo

Lorenzo Bernardi, le emozioni e la testa di un campione

By 1 Giugno, 2017 17 Maggio, 2019 No Comments

Nel 2001 è stato eletto dalla FIVB “Miglior giocatore di pallavolo del XX secolo” assieme allo statunitense Karch Kiraly. Per questo è considerato come il pallavolista più forte di tutti i tempi, oltre che un simbolo in Italia della cosiddetta generazione di fenomeni. Lorenzo Bernardi, nato a Trento quarantanove anni fa, oggi allena la Sir Safety Perugia di A1: quest’anno i suoi ragazzi sono arrivati terzi in campionato, mentre in Champions League sono stati battuti soltanto in finale dai russi dello Zenit Kazan.

Con Bernardi, aggiornatissimo sull’intera attualità sportiva, si è parlato di coaching e di mentalità vincente. Come quella messa in campo (dopo anni di digiuno) dai piloti della Ferrari, nel recente Gran Premio di Monaco: Vettel primo e Raikkonen secondo. L’ultima “doppietta” risaliva a sette anni fa, mentre era dal 2001 che un pilota Ferrari non vinceva su questa pista.

Quando si appartiene a una scuderia con un grande prestigio, e le vittorie non arrivano, come si gestisce la pressione? Come si supera un lungo digiuno di vittorie?

Con la pazienza e il lavoro di programmazione. La Ferrari con Schumacher ha realizzato un incredibile ciclo di successi: tutto il progetto meccanico ruotava intorno a questo grande campione. Con il suo drammatico ritiro dalle corse, a Maranello hanno dovuto ricominciare quasi da zero. Da giocatore, anche a me è capitata una fase di ripartenza, nel passaggio da Treviso a Trento. Per richiudere questo gap di mancati successi occorre tempo e uomini giusti. E uno staff di grande livello: perché intorno ai campioni c’è un sempre un team di tecnici che fa la vera differenza.

Montecarlo è un circuito simbolo per la Formula Uno: ci sono luoghi che emozionano più di altri?

Esistono contesti dove effettivamente la pressione mediatica è maggiore, e Montecarlo è uno di questi. Ma ho imparato che a certi livelli un campione deve affrontare ogni sfida con lo stesso standard di concentrazione: sotto una certa soglia non devi mai andare. L’atleta deve avere rispetto per tutti, ma senza timori reverenziali. Vincere a Montecarlo, ma perdere poi le gare successive, è peggio che rimanere costanti nella motivazione.

È quello che è successo a Dumoulin, vincitore del Giro d’Italia. Dopo essere stato per diverse settimane in Maglia Rosa, a un certo punto sembrava in crisi. Poi nel finale è arrivata la zampata del grande campione. Come ci si riprende quando si hanno cali in vista del traguardo? Come si attiva il colpo di coda?

Nel suo caso la carta vincente è stata quella a cui accennavamo prima: la costanza nella motivazione mentale e nella condizione fisica. A mio parere, la chiave giusta per Dumoulin è che non ha mai voluto strafare, ha amministrato in maniera eccezionale le sue energie. Nessuno meglio di lui conosce se stesso, questo è fondamentale per un atleta di alto livello. Nel Volley è un po’ diverso perché ci si gioca tutto più velocemente. Devo dire che quando sei in crisi, quando all’avversario gira tutto bene, devi avere la lucidità di aspettare, di contenere i danni e guardare la situazione dall’esterno. Questo atteggiamento mi ha aiutato molte volte a rientrare in partita dopo un momentaneo black-out.

Nel caso di Dumoulin, lui è il primo olandese a vincere il Giro. Da oggi inizia una nuova carriera da favorito: come si convive con standard più elevati?

Quando inizi a vincere, gli avversari ti conoscono, ti temono e cercano di dare il massimo. È vero che così ti senti più al centro dell’attenzione, l’adrenalina sale. Se viene gestita bene, questa energia è positiva: intanto perché fa crescere la tua autostima, e poi perché ti fa capire che la concentrazione per una gara non comincia con la gara stessa – come quando sei un outsider e non hai nulla da perdere – ma molto prima. Già dalla preparazione, dagli allenamenti, devi cominciare a ragionare da vincente! E questo forma il carattere di un campione.

A proposito di campioni, Francesco Totti ha chiuso la sua carriera di calciatore, anche se non riusciva a smettere. Come ci si convince che è ora di passare dall’altra parte?

Quando ho visto in tv le sue lacrime e il discorso che ha fatto a fine partita, mi sono emozionato e immedesimato in lui. Specie quando ha detto “da oggi ho paura”. Nessuno di noi, che ha fatto sport professionistico a livelli internazionali, vorrebbe smettere mai. È come una droga a cui non vuoi rinunciare. La parola “fine” è difficilissima da pronunciare a se stessi. Quando chiudi una carriera di quel tipo, nella quotidianità ti manca tutto: l’allenamento, i ritiri, l’adrenalina della vigilia, la preparazione mentale, la gara, la gioia per i successi e la delusione delle sconfitte. È una carriera di grandi emozioni e noi siamo fortunati ad averla vissuta. Smettere per un atleta non è come andare in pensione, quando pensi finalmente a riposare. La vita che comincia il giorno dopo noi non la conosciamo, è normale avere paura. Smetti perché le gambe non riescono più a fare quello che riesci a pensare con la testa. Ognuno, con il tempo, ritrova i propri stimoli su altre attività, magari restando nell’ambiente stesso da allenatore o dirigente.

Quando sei su più traguardi insieme – è il caso della Juve che ha gestito tre tornei contemporaneamente, così come per la squadra da te allenata (la Sir Safety Perugia) – come si riesce a gestire la testa, a mantenere la concentrazione giusta?

Io cerco di alleggerire il più possibile la tensione, facendo concentrare la squadra sull’obiettivo più vicino che c’è. Quando ero giocatore, per me anche gli allenamenti erano obiettivi: non conviene mettere la testa su traguardi a lungo termine, perché non riesci ad avere feedback immediati. Oggi si gioca tutto l’anno e dunque la concentrazione non può iniziare a viaggiare nel futuro: è fondamentale restare sul quotidiano, dai piccoli traguardi della preparazione alla sfida del week-end successivo. La testa dei giocatori non deve appesantirsi con troppi appuntamenti.

La stagione-miracolo a volte capita nella vita di un atleta o di un allenatore. Ci sono momenti in cui tutto gira bene, ogni cosa è allineata. Nella serie A di calcio, la neopromossa Crotone ha appena fatto un mezzo miracolo, salvandosi all’ultima giornata, dopo un girone di andata con soli nove punti. Come si riesce a tenere tutto compatto fino alla fine nella testa dei giocatori?

A me è successo a Verona, nel 2005, quando sono rientrato dalla Grecia! Da penultimi in campionato, siamo arrivati in cima fino ai play-off. Nel mondo dello sport bisogna credere a quello che si fa, avere una grande convinzione che la strada che stai percorrendo è quella giusta, che ti porterà a dei risultati. A volte c’è la componente “fortuna”, coincidenze da sfruttare in senso buono. Ma come si dice, la fortuna aiuta gli audaci, devi andartela un po’ a cercare. L’allenatore del Crotone, Davide Nicola, è stato bravo a credere fino in fondo alla bontà del lavoro che stava facendo, a dispetto di tutti: la sua forza è stata di aver mantenuto nella testa dei suoi ragazzi l’idea che fino all’ultimo pallone la partita è ancora aperta, tutto può succedere. E così è andata! Questo è il bello dello sport.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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