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“Recuperiamo Fenati”

By Settembre 13, 2018 Maggio 23rd, 2019 No Comments

Ricapitoliamo i fatti per i pochi che non avessero seguito la vicenda. Il 9 settembre scorso, a Misano (Moto2) quando mancano tre giri dalla fine, Romano Fenati accosta su un rettilineo l’avversario Stefano Manzi, con cui si era scambiato provocazioni per tutta la gara. All’improvviso, il 22enne pilota ascolano afferra il freno della moto di Manzi alla velocità di 250 km/h, mettendo seriamente in pericolo la sua incolumità. A Fenati viene subito sventolata la bandiera nera dalla direzione di gara.

Dopo la follia commessa in pista, Fenati si è visto, nell’ordine:

  • squalificato per due giornate dalla Dorna, la società che gestisce il motomondiale
  • licenziato dal Marinelli Snipers, il suo team attuale
  • licenziato da MV Agusta, con cui aveva appena firmato per l’anno prossimo
  • sospeso dal tribunale della Federazione Motociclistica Italiana da ogni attività sportiva e federale
  • conseguente ritiro della tessera e della licenza di velocità

A questo punto il pilota marchigiano ha alzato bandiera bianca: “Ho sbagliato, è vero: chiedo scusa a tutti, a mente fredda so che non lo rifarei. Però… volete vedere il mio casco e la tuta? C’è una lunga striscia nera: la gomma di Manzi. Mi ha attaccato tre volte e anche lui avrebbe potuto uccidermi. L’ultima volta lo aveva fatto 500 metri prima, allora ho pensato: adesso faccio lo stesso, ti dimostro che posso essere cattivo come te. E magari finalmente capirai cosa significa. Però non ho mai pensato di fargli male, giuro. Col motomondiale ho chiuso, non correrò mai più: non è il mio mondo, troppa ingiustizia. Vi sembra normale tutta questa ondata di odio? A me, no. Penso sia arrivato il momento di interrompere col motociclismo, voglio finire gli studi”.

La tifoseria si è spaccata tra coloro che lo hanno fortemente contestato, soprattutto sui social (moltissimi) e quelli che, pur condannando il gesto, hanno comunque chiesto di perdonarlo e continuarlo a sostenere. Nel coro quasi unanime di condanna, una lancia in suo favore l’ha spezzata Joan Mir con cui l’anno scorso si giocò il titolo: “Hai commesso un errore ingiustificabile ma con me sei sempre stato nobile sia nella vittoria che nella sconfitta. Penso che tu sia una grande persona”, ha scritto lo spagnolo su Instagram.

Anche Stefano Bedon, manager del team pesarese, ha provato a mitigare la posizione del suo pilota: “Fallo di reazione, d’accordo. Ma sono due ragazzi, che si sono scontrati in pista in maniera fallosa, fortunatamente senza lasciare strascichi successivi”. A Sky Sport è intervenuto anche Valentino Rossi, che si esprime così sul gesto di Fenati: “Ha avuto due gare e credo sia giusto. In passato abbiamo puntato molto su Fenati con l’Academy, non ce l’abbiamo fatta però a gestirlo. È stata una sconfitta e mi dispiace per il gesto di oggi”.

Anche Serena Williams ha perso le staffe

Una storia, quella di Fenati, che fa discutere non solo gli appassionati di motociclismo, ma anche i mental coach sportivi. Coloro cioè che lavorano con gli atleti – in molti casi fin da ragazzi – per aiutarli a gestire gli stati d’animo e le enormi pressioni di un mondo professionistico di livello internazionale.

“Quello dell’atleta che perde le staffe – spiega Lorenzo Marconi, manager e performance coach di ISMCI – è un tema di grande attualità. Guardate cos’è successo a Serena Williams, campionessa di statura mondiale, durante la recente finale di New York. Nonostante abbia sulle spalle 94 finali e 23 titoli del Grande Slam, ogni volta deve combattere contro se stessa e i suoi fantasmi”.

La finale femminile degli US Open sarà infatti ricordata per il comportamento folle della Williams, che dopo aver ricevuto due warning, il primo per coaching e il secondo per aver rotto la racchetta, ha perso la testa e inveito contro il giudice di sedia Carlos Ramos, definendolo “ladro”. Toni Nadal – zio ed ex allenatore del celebre campione Rafael – è intervenuto nel dibattito, sostenendo che la frustrazione della giocatrice è comprensibile: “Nel momento di massimo stress, si è sentita impotente nei confronti di una finale sempre più in salita. Ma ciò che risulta difficile da accettare, è che un’atleta dalla grandezza e del prestigio della campionessa americana non sia riuscita a controllare i propri nervi in campo e si sia fatta trasportare dalle emozioni”.

Serena dopo la maternità è tornata in campo per dimostrare che poteva vincere anche da mamma. Non ci è riuscita a Wimbledon, per questo a New York ci sperava. Troppa pressione addosso. Le copertine dei giornali, le aspettative di tutte le donne, la fame che non è ancora passata. “Non è la prima campionessa di livello che perde le staffe” continua Marconi. “Pensate alla vicenda di Danilo Gallinari, stella del basket NBA. Un anno fa, nella finale della Trentino Basket Cup, giocata e vinta dall’Italia contro l’Olanda, si sono scaldati gli animi: Gallinari – che è un ragazzo maturo, uno di 30 anni che fa il professionista NBA a Los Angeles – ha tirato un pugno violento in faccia a un avversario, fratturandosi il primo metacarpo della mano destra. Un gesto che per un attimo ha oscurato il suo talento. È stato espulso e ha perso la convocazione agli Europei. Ma nessuno lo ha licenziato, né messo alla gogna come un potenziale assassino”.

Sport Power Mind si schiera con Fenati

Ciò che preme a Marconi è analizzare i fatti e fare le dovute distinzioni. “Non prendo le difese di Fenati, pessimo il gesto e giusto condannarlo”. Discuto invece la gogna e l’abbandono del ragazzo, perché oltre che di un pilota affermato, parliamo pur sempre di un ragazzo di 22 anni. Questi giovani talenti sono perfettamente consapevoli delle capacità tecniche di cui dispongono, ma non sempre possiedono le risorse mentali, l’esperienza e la maturità di atleti adulti e devono sostenere pressioni e difficoltà per le quali non sempre sono attrezzati dal punto di vista mentale. Se a personaggi di livello altissimo, come la Williams, Gallinari o lo stesso Balotelli capita di perdere la testa, cosa possiamo aspettarci da un giovane pilota come Fenati, già conosciuto per le sue intemperanze? Qui il tema non è dividere i buoni dai cattivi, ma è capire perché molti giovani talenti non vengano adeguatamente seguiti da professionisti del mental coaching. Purtroppo si investe solo in preparazione tecnica e fisica, tralasciando invece la gestione degli stati d’animo e degli stress da gara. Così facendo, moltissimi ragazzi, anche giovanissimi, che potrebbero essere formati fin da subito al controllo delle proprie emozioni e all’utilizzo completo delle proprie risorse vincenti, vengono lasciati soli con la propria testa. E quando arriva il momento di follia, invece di gestirlo, l’atleta non sa cosa fare, deve improvvisare e… viene sopraffatto da stati d’animo negativi che generano comportamenti sbagliati”.

Qui Marconi punta il dito contro un’ipocrisia tipica del mondo dello sport. “Perché lasciare i giovani atleti in balìa delle proprie emozioni, facendo loro maturare delle convinzioni negative? Eppure ormai a qualsiasi livello i mental coach (così come gli psicologi e tutti coloro che si occupano dell’aspetto mentale) sono parte attiva della formazione di un talento fin dalla più giovane età! Per questo mi sento di difendere Fenati. Approfitto per fargli sapere che come Sport Power Mind e ISMCI siamo pronti ad accoglierlo e regalargli un percorso di crescita personale e di preparazione mentale, per un pieno recupero come pilota. Forti dell’esperienza del progetto Champions LAB, che si occupa di gestione dei giovani talenti in chiave olistica, come diciamo noi: insieme al mental coach, ci saranno nutrizionisti, preparatori atletici e fisioterapisti. Per questo abbiamo già lanciato in queste ore l’hashtag #recuperiamofenati  #iostoconfenati”

Ulteriore tassello di questa vicenda è la decisione di Giovanni Castiglioni, presidente di MV Agusta, che ha licenziato Fenati dicendo che in anni di sport non aveva mai visto un comportamento così pericoloso e che un pilota simile non rappresenta minimamente i valori del marchio. “Mi sembra un comportamento – spiega Marconi – che taglia fuori una quantità enorme di giovani che hanno solo bisogno di imparare a gestire mentalmente le loro emozioni. Non capisco le parole di Castiglioni: vuol dire che di fronte a un campione problematico, invece di recuperarlo è meglio abbandonarlo alla sua strada? C’è questo fra i valori di Agusta?”

Su questo tema, significative anche le parole di Valentino Rossi. Conclude Marconi: “Sul gesto di Fenati, Valentino ha detto che la squalifica di due gare è giusta. E che con la loro Academy hanno puntato molto su Fenati, ma non ce l’hanno fatta a gestirlo, è stata una sconfitta. Siamo sicuri però che il giovane Fenati sia stato seguito da qualcuno che aveva davvero preso a cuore il suo talento a 360 gradi? È stato gestito solo dal punto di vista tecnico oppure anche da quello mentale e comportamentale?”

In chiusura interviene anche Roberto Re, fondatore di HRD Academy, performance coach di grandi campioni dello sport: “Quando vedo, non tanto i professionisti affermati ma i giovani atleti abbandonati a se stessi, e non supportati dal punto di vista della preparazione mentale, ho la sensazione che qualcuno dietro le quinte non abbia fatto fino in fondo il proprio lavoro, scegliendo la via più facile. Una cosa che insegniamo ai nostri futuri campioni è quella di non mollare mai: un valore che dovrebbe valere anche per chi li gestisce!”.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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