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Hatton e Dovizioso: quando la mente gira in tuo favore

By Ottobre 17, 2017 Maggio 17th, 2019 No Comments

“Cazzimma”, freddezza, massima concentrazione, capacità di dare tutto fino all’ultimo secondo. Nonostante la pressione, che può diventare un nemico difficile da gestire. Questo ci ha dato l’ultimo weekend di sport, con le vittorie di Andrea Dovizioso, in sella alla Ducati, e dell’inglese Tyrrell Hatton, trionfatore dell’Open d’Italia di Golf.

La solidità mentale è la chiave per ottenere risultati del genere. Riuscire a gestire i propri stati d’animo con una lucidità che i comuni mortali non possiedono. O meglio, non allenano. Gli atleti di quel livello invece sì, perché insieme ai loro mental coach lavorano proprio su questo: credenze potenzianti (“tutto è a posto, sono il migliore, posso farcela anche all’ultima curva o all’ultima buca”), fisiologia al massimo (anche nel golf le gestualità del corpo sono di sostegno e ancoraggio per la mente), dialogo interno focalizzato come un laser (che respinge e gestisce le interferenze esterne, le distrazioni, il ritorno di incantesimi negativi) e focus proiettato nel presente, concentrati solo sul gesto tecnico vincente.

Cos’ha fatto Dovizioso? Sul bagnato della pista giapponese, con una risalita imperiale dal 9° posto in griglia, il forlivese ha usato intelligenza e spada. All’ultimo giro, ha stroncato Marc Marquez in un corpo a corpo, con una manovra finale da documentario. Non per nulla sul casco ha dipinto un’immagine che serve da ancoraggio motivazionale: il cavallo bianco della razionalità e quello nero della follia. Quando mette in campo quello nero, Dovi sembra aver raccolto l’eredità di Valentino Rossi, senza ansie e senza spocchia, come uomo-spettacolo e idolo italiano contro il potere spagnolo.

Nello sport nessun avversario è imbattibile” è la massima che ogni mental coach dovrebbe appiccicare nella mente di ogni atleta. Controllo totale della sua Ducati, attenzione a ogni minimo errore dell’avversario, traiettorie da rischiare, curve pennellate, pulite, senza strappi. Gli esperti scrivono che da cinque anni Dovizioso lavora a stretto contatto con gli ingegneri, fornendo feedback e consulenze continue, in un sano e costruttivo lavoro di scuderia. Per soddisfare il bisogno di sicurezza, quanto mai fondamentale.

Storia simile quella del 26enne Tyrrell Hatton, vincitore dell’Open d’Italia con una super prestazione, soprattutto nelle ultime nove buche. A Monza l’inglese, già trionfatore dell’Alfred Dunhill Championship nella scorsa settimana, ha vinto con -21 colpi rispetto al par, grazie a una formidabile rimonta nella seconda parte dell’ultimo giro, conclusa con il birdie alla 18. Quest’ultimo put segnava la linea di demarcazione tra un playoff a tre e la vittoria. Non era un put qualsiasi e la palla non era nemmeno vicina alla buca. Cinque birdie nell’ultimo giro e un put vincente nell’ultima buca, dopo quattro giorni di gara, si possono ottenere solo grazie ad una freddezza mentale non comune. Solo grazie ad un allenamento mentale costante. Solo grazie ad un perfetto allineamento mente e corpo e uno stare nel presente, nel qui ed ora, in uno stato di massima concentrazione. Hatton non ha subito nemmeno le pressioni ambientali del pubblico di casa, tutto ovviamente schierato per Francesco Molinari. L’italiano ha chiuso al sesto posto, pagando a caro prezzo un’ultima giornata piuttosto piatta. “È stato un fattore nervoso – ha detto Molinari a fine gara – aver mancato le prime buche è stato complicato, perché si è sgonfiato subito il sogno di difendere il titolo. Ho accusato la partenza e le buche centrali, dove avevo bisogno di una svolta per risollevare il morale. Quando è andata via l’adrenalina ho finito anche le energie. Non è andata come speravo, ma sono orgoglioso di quanto fatto”.

Se la mente inizia a remare contro, sono cavoli. “Ho vissuto emozioni fantastiche” ha spiegato invece Hatton con un sorriso, all’indomani del suo ventiseiesimo compleanno e a una settimana dal successo nell’Alfred Dunhill Links Championship. “È già grandioso vincere un torneo, ma due in due settimane è incredibile”, ha commentato l’inglese. Hatton è rimasto anche piacevolmente sorpreso quando gli spettatori gli hanno cantato ‘buon compleanno’ prima dell’inizio del terzo giro: “Ho visto un pubblico da record, è stato incredibile, c’era una gran bella atmosfera, tutti i giocatori se la sono goduta”.

Ecco. Esattamente questo feeling con le proprie emozioni (e con quelle del pubblico) risulta essere un importantissimo fattore di successo. Quando ti senti OK con te stesso e con l’ambiente che ti circonda, la mente trasmette al tuo gioco messaggi estremamente potenzianti. Così per Hatton. Così per Dovizioso.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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