Motociclismo

Il carisma di Valentino Rossi e la pressione psicologica.

By Aprile 5, 2016 Maggio 22nd, 2019 No Comments

Per gli appassionati delle due ruote, quella del 31 marzo di 20 anni fa rimane una data storica. Era il 1996 e il Motomondiale iniziò in Malesia, a Shah Alam. Ma oggi quel circuito non esiste più, è stato chiuso da tempo e al suo posto ora ci sono delle villette! La storia ci racconta che quel Gp vide la vittoria dei piloti italiani in tutte le classi: Perugini in 125, Biaggi in 250 e Cadalora in 500. Se a quell’epoca eri ancora bambino, forse non ricorderai che nella classe cadetta arrivò sesto un 17enne secco e alto con i capelli lunghi e biondi, conosciuto solo perché il padre era stato pilota alla fine degli Anni 70. Si chiamava Valentino Rossi, un nome che ora è un vero e proprio marchio. La sua moto era gialla e sul casco aveva un sole e una luna, due simboli che non l’hanno mai abbandonato, neppure ora che sono passati 331 Gran Premi sotto le sue ruote.

Il Dottore ha festeggiato l’anniversario dei suoi 20 anni di carriera in pista, alla vigilia del Gp di Argentina, con una novità. Nel box aveva al suo fianco una persona che ha potuto vedere il suo debutto, Luca Cadalora, diventato suo coach un po’ come nel tennis, dove a volte il grande rivale del passato si mette al servizio del giovane campione. Proprio Roberto Re, in un’intervista ad AffariItaliani.it, disse che Valentino Rossi è veramente un avversario temibile. “Il suo carisma, la sua storia, il suo spessore hanno sicuramente un potere immenso sui suoi rivali e la pressione che Valentino riesce a esercitare sugli altri è altissima.”

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La capacità di incutere timore all’avversario che ha Rossi e la “cattiveria agonistica” che utilizza per indurli all’errore attraverso una vera e propria pressione psicologica sono davvero micidiali e sono un elemento della sua carriera. Ne hanno fatto le spese in tanti da Biaggi a Gibernau, per arrivare a Lorenzo e Marc Marquez. Questo atteggiamento ricorda certamente una leggenda dello sport, Mohamed Alì, “il più grande”.

Perché Valentino è il vero campione con la C maiuscola. Lui vive per la vittoria, ha la competizione nel sangue, non prende in considerazione la possibilità di perdere, pur avendo una capacità innata di accettare la sconfitta, di resettare l’errore attraverso la gestione razionale e fredda delle situazioni, riuscendo a interpretare al meglio ogni condizione a beneficio del risultato. Una macchina da guerra mentale.

Osservando quanto accaduto nella gara di moto GP di domenica in Argentina, non possiamo dire la stessa cosa di altri piloti. Jorge Lorenzo caduto dopo un avvio problematico, non ha avuto la lucidità e la pazienza di saper gestire una situazione di difficoltà: incapace di adattarsi a condizioni a lui sfavorevoli, non è riuscito a modificare il suo atteggiamento mentale. E che dire di Andrea Iannone che ha steso all’ultima curva il povero Dovizioso privandolo di un meritatissimo secondo posto? L’incertezza per il rinnovo del contratto, la conseguente necessità di raggiungere un risultato positivo a ogni costo, ha creato una situazione di altissima pressione psicologica alla quale Iannone ha reagito con una caduta nel primo GP della stagione e lo strike su Dovizioso in Argentina.

La stessa cosa non si può dire per Rossi, “Il Dottore” è un esempio soprattutto per la capacità mentale di affrontare le sfide e l’ansia da prestazione. Esistono infatti campioni in grado di gestire abilmente le tensioni e la sfida e altri che invece hanno più difficoltà, c’è chi ha costanza nei successi e chi invece viene definito poco costante, c’è chi trionfa proprio nelle manifestazioni internazionali e chi, al contrario, abbassa drasticamente il rendimento. Rossi inoltre ha questa capacità enorme di creare team e di far sentire la squadra importante. Chiunque lavora con lui si sente importante, e contribuisce in misura maggiore alla serenità del pilota.

Ma cosa distingue un campione da un atleta che, per quanto bravo, non è il numero uno? Sempre Roberto Re, in un’altra intervista, ha spiegato che “nella carriera di un’atleta ciò che fa la differenza è come riesce a interpretare quello che succede. Anche la vittoria infatti può diventare paradossalmente un pericolo per la carriera futura se non viene gestita nel modo corretto”. In questo senso Valentino Rossi è esemplare: interpretare la realtà significa dare significati più o meno positivi alle esperienze. Rispetto alle persone comuni, per gli sportivi ciò è ancora più evidente dovendo essi stessi vivere costantemente sotto pressione per raggiungere risultati da podio.

Avrai di certo capito che, nella preparazione degli atleti, il mental coach lavorerà sulla gestione degli stati d’animo. Ogni sportivo infatti subisce una notevole tensione specie nella gare internazionali: saper gestire se stessi in queste occasioni non è affatto scontato. Il mental coach dovrà aiutare gli atleti a rimanere in linea e centrati: sarà importante il focus sugli obiettivi, la capacità di restare concentrati anche in condizioni non ottimali, il saper amministrare la propria emotività, sia prima che durante la gara.

 

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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