Interviste

“Alleggerisco gli atleti dalle credenze negative. E dai genitori!”

By Ottobre 9, 2017 Maggio 23rd, 2019 No Comments

Claudio Petrucci è stato per 20 anni fotografo professionista, specializzato nello sport, soprattutto nell’atletica leggera. Anche lui atleta per tantissimi anni, ora insieme alla moglie Marisa Masullo (ex primatista italiana dei 100 e 200 metri, presente alle Olimpiadi di Mosca, Los Angeles e Seul) allena un bel gruppo di ragazzi e ragazze di tutte le età. Ai quali insegnano anche a gestire le loro emozioni per ottenere risultati migliori nello sport e nella vita. Ora con ISMCI si sta avviando a diventare mental coach professionista.

Claudio, cosa ti ha spinto ad ampliare la tua preparazione di allenatore di atletica tramite un percorso di mental coaching?

Conoscendo Roberto Re, ho iniziato a seguire le sue serate spot. Mia moglie già frequentava l’Academy: quando mi si è presentata l’occasione di fare l’Emotional Fitness a Roma, sono rimasto folgorato sulla via di Damasco 🙂 Quello che inconsciamente mettevo in atto dentro di me quando ero atleta, era stato codificato e testato! Iscritto all’Academy, ho chiesto subito a Roberto come potevo applicare quelle cose sugli atleti. Lui mi ha detto “Aspetta e vedrai, sta nascendo Sport Power Mind”. Ora per me esiste l’occasione anche per un nuovo percorso di lavoro.

Come è stata la tua esperienza come allievo del Master ISMCI? Con Roberto Re e gli altri trainer?

Avevo imparato a memoria il corso on-line e lo stavo già mettendo in pratica su di me e sugli atleti allenati da mia moglie. Durante il master, però, gli insegnamenti sono stati molto più approfonditi e la mia voglia di sapere aumentava sempre più. È stato fantastico, si è creata una bellissima atmosfera tra insegnanti e compagni di lavoro, ci siamo stimolati a vicenda. Essere in pochi è stato un bel vantaggio, ci ha permesso di interagire intensamente.

Quali sono le convinzioni limitanti che più spesso ti capita di riscontrare negli atleti che segui?

Sono davvero molte, diciamo che le più diffuse sono:

  • Quando gareggio con atleti più forti di me evito di sorpassarli perché vuol dire che sto andando troppo forte (e perdo così l’occasione di batterli e ottenere un buon risultato)
  • Se la mattina della gara peso più del giorno prima, andrò male
  • Certi numeri sul pettorale portano sfiga
  • Gareggiare in trasferta mi porta male
  • Ho paura di faticare troppo, ho paura di andare male (questi sono i più diffusi in assoluto)
  • Se non faccio sempre il mio record personale, è una gara da dimenticare

Per un giovane atleta, è più difficile oggi – con tutte le interferenze mediatiche e ambientali – rimanere concentrati su allenamenti e gare?

Sicuramente sì, oggi negli allenamenti i ragazzi si distraggono in primis con il cellulare, che viene consultato di continuo nei brevi momenti di recupero. Poi i genitori, che in alcuni casi sono presenti a tutti gli allenamenti facendo sentire l’atleta poco libero o bisognoso sempre di dimostrare loro qualcosa. Consideriamo anche la scuola, che impone volumi di ore di frequenza e di studio quasi impossibili per chi fa sport, soprattutto nelle grandi città dove i tempi di spostamento sono molto elevati. I ragazzi sono sempre in ansia perché devono andare a casa a studiare, non riuscendo a svolgere l’allenamento con serenità. Nelle gare a volte l’interferenza viene dai genitori che pretendono di avere un figlio campione, vogliono che diventi immediatamente forte e per fare questo sono disposti a tutto. Purtroppo molto spesso si trovano anche allenatori che, bisognosi di affermarsi, scaricano tutte le loro speranze sui loro atleti sovraccaricandoli di lavoro e responsabilità. In questo caso un mental coach deve lavorare sia sugli atleti (per dar loro serenità) e sia su genitori e allenatori (per far sì che capiscano cosa fare, cosa dire e non dire e come comportarsi). Per fortuna non è sempre così: molti capiscono che i ragazzi devono fare sport per stare bene fisicamente e mentalmente!

Come si gestisce il rapporto con i genitori dei ragazzi?

Dipende molto se i genitori vogliono ascoltarti… Alcuni non vogliono assolutamente sapere se, ad esempio, il figlio ha problemi: per loro il ragazzo è perfetto, non ha nulla! Ti mettono perciò un muro davanti, impedendoti di parlarci. Altri invece sono più ricettivi, anche se occorre trovare la chiave per potergli dire cosa è necessario fare per il bene del loro figlio. Altri ancora vogliono assolutamente sapere da te cosa sia bene fare: questi ultimi sono i migliori ovviamente, quelli che si affidano e mettono in pratica ciò che gli dici. Ci sono infine coloro che non sai nemmeno che esistono perché raramente si fanno vedere.

Qual è un risultato che hai già ottenuto da mental coach con qualcuno dei tuoi atleti?

C’è una nostra atleta, che di solito prova ansia e paura e tende a irrigidirsi molto durante la gara. Due ore prima dei suoi 400 metri ai Campionati Italiani di categoria, le ho fatto fare un lavoro di rilassamento e poi visualizzarsi in terza posizione mentre gareggiava e si dava consigli. Alla fine ha ottenuto un tempo di due secondi inferiore ai suoi standard annuali..!! Con un altro atleta sono riuscito a scardinare la sua credenza che in trasferta sarebbe andato male: in una gara a Rieti, ovvero in trasferta visto che lui vive a Roma, ha ottenuto negli 800 metri un tempo inferiore al suo personale di 4 secondi. A oggi è il miglior ottocentista del Lazio nella sua categoria e 20° in Italia. Con una saltatrice di triplo, che durante la gara non si sentiva sicura e non riusciva a saltare come sentiva di dover fare, mi sono avvicinato a lei, conoscendola da tanti anni, e le ho dato qualche consiglio su come sentirsi sicura di sé: semplicemente respirando e cambiando fisiologia, ha modificato il suo stato. Era al quarto salto, ne mancavano solo due: alla fine della gara, è migliorata di 20 centimetri, all’ultimo di altri 19, ottenendo così a 35 anni il suo record personale, risultato che le ha permesso di partecipare ai campionati italiani assoluti..!! Infine, i risultati migliori li ho ottenuti (ma qui abbiamo lavorato per 3 mesi almeno una volta a settimana) con un atleta di categoria assoluta che è arrivato a essere il miglior italiano nella sua specialità e a terminare l’anno agonistico tra i migliori quattro!

Quanto è importante per un mental coach avere un gruppo di colleghi e formatori di riferimento, con cui confrontarsi e scambiarsi aggiornamenti?

È molto importante perché ci si può scambiare molti feedback ed esperienze lavorative. Questo ti porta a crescere molto rapidamente.

Cosa pensi, in sintesi, dei servizi collaterali forniti da ISMCI (Corretta Nutrizione, Fisioterapia, Personal Branding, Social Media Management)?

Sono servizi importanti che devono esistere intorno a un atleta di alto livello per ottenere grandi performance. Io e mia moglie abbiamo il nostro nutrizionista, il nostro massaggiatore, il nostro osteopata e il nostro staff medico di fiducia a cui far tenere sotto controllo i nostri ragazzi. Per un atleta di alto livello, avere a disposizione uno staff che lavora per lui è di fondamentale importanza. Un esempio? Ero a Istanbul per il campionato mondiale indoor 2012 di Atletica: la campionessa mondiale dei 100 ostacoli Sally Person si è presentata al riscaldamento con 7 persone di staff compreso il suo allenatore..!!

Nella storia dello sport che hai conosciuto e visto, qual è il tuo campione ideale e quale invece il tuo coach ideale?

Come atleta, senza ombra di dubbio Pietro Mennea: nessuno è stato così determinato nel voler ottenere dei risultati nello sport e nella vita. Fra i coach direi sicuramente Dan Peterson: ha lavorato tanto sulla mente degli atleti, ha ottenuto grandi risultati con le squadre che ha allenato perché ha ottenuto un grande rapporto con i giocatori. Anche il professor Luciano Gigliotti (autore del libro “Mi chiamavano Professor Fatica. Vita, segreti e tabelle del più grande allenatore di maratoneti”) nell’atletica è un grande allenatore, uno che ha saputo dare grande motivazione agli atleti. Basti pensare a Stefano Baldini, Alessandro Labruschini e Gelindo Bordin.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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