Golf

Manassero, la parabola di un enfant prodige

By 17 Novembre 2018Maggio 15th, 2019No Comments

Appena letta la notizia che Matteo Manassero non potrà partecipare al prossimo European Tour (non ha passato il taglio alla Qualifyng School e quindi niente carta per l’anno prossimo), ci siamo ricordati di un’intervista che il golfista veneto aveva rilasciato alla Gazzetta dello Sport nel maggio scorso, alla vigilia dell’Open d’Italia.

Cosa mi manca per tornare competitivo ai massimi livelli? Sono soddisfatto della costanza e della regolarità che sto mettendo in campo, manca solo la scintilla definitiva e sto lavorando per questo. Speriamo arrivi proprio qui al Gardagolf, il campo che mi ha visto crescere”.

Un mental coach dovrebbe saper leggere in controluce le parole pronunciate da un atleta. Partiamo dal presupposto. Se tu (Manassero) rispondi a una domanda, dove si dichiara implicitamente che ‘qualcosa ti manca per tornare competitivo’, di fatto accogli quel presupposto. Puoi rispondere affermativamente o negativamente: ma se accetti la domanda, in ogni caso avvalori quella tesi. Manassero avrebbe dovuto dire: “ La domanda è mal posta. Non è corretto dire che devo tornare competitivo. Piuttosto dovrò impegnarmi a gestire gli alti e bassi che sono normali nella carriera di un professionista”.

Rispondere così non è soltanto un’acrobazia linguistica per smontare una tesi precostituita. È invece un modo per scongiurare una spirale mentale negativa, per evitare un crollo della propria autostima e identità di atleta. Ammettere infatti con se stessi di ‘non essere più competitivo ai massimi livelli’, significa lanciare un messaggio al cervello del tipo “prima eri forte, ora sei scarso”.

Ma sappiamo che questo non corrisponde a realtà, perché in tutti gli sport è normale che un professionista alterni giornate positive a qualche incidente di percorso. Quella crepa apertasi nella mente di Matteo – golfista famoso per aver battuto ogni record di precocità – ha prodotto pensieri improduttivi e stati d’animo non efficaci. La conseguenza? Il 25enne di Negrar è passato in un arco di tempo relativamente breve dalla prima fila del golf mondiale ai posti in piedi del golf europeo.

Di fatto, dopo nove anni e quattro successi sul principale circuito europeo, Manassero ripartirà nel 2019 dal Challenge Tour. Scrive Sauro Legramandi su “Golfando”: “Se volessimo paragonarlo al mondo del calcio, il Challenge è una sorta di serie B del golf continentale. Tanti tornei, tante trasferte, tanti professionisti a sgomitare per un posto al sole”. E la scintilla definitiva?

Eppure cinque anni fa Manassero trionfava al BMW PGA Championship a Wentworth, uno dei tornei più importanti al mondo. Tra il 2010 e il 2013 ha vinto quattro tornei sul Tour: poi, il vuoto. Non più tardi di un mese fa Matteo non ha chiuso la stagione regolare nei primi 110 dell’ordine di merito del circuito europeo. In automatico è finito nel terzo stage della Qualifyng School, il torneo di fine anno che mette in palio 25 carte per l’European Tour. A Tarragona le cose si sono messe subito male per lui e Matteo non ce l’ha fatta a invertire la rotta, chiudendo al 117esimo posto (287 colpi, +1).

Un bravo mental coach sportivo sa che una delle situazioni più difficili da gestire è quella dove un atleta nasce “predestinato”. Vince da subito, vince tutto, il mondo è ai suoi piedi. Ogni minima caduta, quindi, se mal gestita, diventa un abisso. Non c’è l’abitudine a conquistarsi la carriera con fatica, con alti e bassi, con fallimenti e reazioni positive che rafforzano le credenze che hai su te stesso.

Già all’età di tre anni Matteo era un baby-golfista. A quattro anni per gioco ha sfidato Costantino Rocca (al massimo della sua fama) a una sfida di putt. A 16 anni vince l’Amateur Championship e passa il taglio al Masters. L’anno successivo vince una gara del tour europeo e a 20 anni conquista il BMW Pga Championship. Fantastico!

Da qualche anno però, nella mente dell’enfant prodige qualcosa non funziona più come prima. Solo un serio un lavoro di coaching – a nostro avviso – potrebbe aiutarlo a risalire la china, facendo tornare in lui quel divertimento che prelude al successo.

Doppia gioia a Tarragona

Visti i risultati, il divertimento sembra aver contagiato invece Guido Migliozzi e Filippo Bergamaschi, che proprio nella sopra citata finale della Qualifying School in Spagna hanno ottenuto la “carta” con la categoria 17. Migliozzi ha chiuso al 13esimo posto assoluto con 410 colpi, Bergamaschi è arrivato ventesimo con 412.

Si conferma dunque l’ottimo momento per il golf italiano, che nella prossima stagione avrà altri due giovani sull’European Tour. Guido e Filippo si aggiungeranno ai fratelli Molinari, Renato Paratore, Nino Bertasio, Lorenzo Gagli, Andrea Pavan. In totale saranno otto gli azzurri impegnati sul principale tour europeo. Il nostro auspicio è che pensino da campioni: perché questo li aiuterà a esprimere il massimo del loro potenziale.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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