Golf

Gestione emotiva e spirito di squadra, così si vince una Ryder Cup

By Ottobre 2, 2018 Maggio 22nd, 2019 No Comments

La straordinaria vittoria dell’Europa per 17.5 a 10.5 sugli Stati Uniti nella Ryder Cup ha generato scene di entusiasmo incredibile, insolite per uno sport da gentleman come il Golf. Durante i giorni di gara, il pubblico francese ha supportato gli atleti scandendo più volte il grido “Europe, Europe”: incitamento che ha motivato i giocatori e li ha in qualche modo spinti a credere che il successo fosse realmente a portata di mano.

Al Golf National di Parigi la sconfitta degli Usa è soprattutto quella di Tiger Woods: dopo il ritorno al successo nel Tour Championship, Tiger esce ridimensionato dalla sfida parigina. Quattro sconfitte consecutive per il californiano, costretto ad arrendersi anche nell’ultimo round contro Jon Rahm.

Tra le immagini di esultanza, ricordiamo quella di Francesco Chicco Molinari: subito dopo il punto decisivo, si è letteralmente tuffato ad abbracciare i tifosi a bordo campo, che lo hanno festeggiato inondandolo di birra. Qualche ora dopo, nei dintorni dell’impianto, la festa è continuata con i cori da stadio ideati dai supporter britannici (il video è già diventato un must tra gli sportivi e sui social).

Moli
Moli-Moli
Moli-Moli
Moli-Moli
Moli-Nari!

“Un entusiasmo mai visto intorno a un evento golfistico” spiega Lorenzo Marconi, performance coach di numerosi atleti, alcuni dei quali golfisti. “Questa vittoria è il frutto non solo della classe immensa di Molinari (il primo europeo e il quarto nella storia della Ryder Cup a conquistare tutti e cinque i punti potenzialmente disponibili in un’edizione), ma di uno spirito di squadra davvero formidabile. Tutto il team europeo si è espresso a livelli superlativi, con una fame di vittoria che ha fatto la differenza a livello mentale”.

Citiamoli tutti, i vincitori: Francesco Molinari, Justin Rose, Tyrrell Hatton, Tommy Fleetwood, Jon Rahm, Rory McIlroy, Alex Noren, Thorbjorn Olesen, Ian Poulter, Paul Casey, Sergio Garcia, Henrik Stenson.

“Questi ragazzi – aggiunge Marconi – hanno dimostrato un’energia complessivamente superiore agli avversari. Nei loro sguardi c’era complicità, unione, voglia di ribaltare il pronostico. Nelle performance di questo livello, l’atteggiamento ultra-focalizzato è spesso l’elemento chiave che permette di non mollare fino all’ultimo. E portare a casa la vittoria”.

Resterà negli archivi di questa manifestazione la scenetta di Francesco Molinari – ritratto nel suo letto il giorno dopo la vittoria – con la Ryder Cup sotto il braccio e al suo fianco l’amico e collega Tommy Fleetwood. Proprio quest’ultimo chiede all’italiano: “Quanto è stato bello per te?”. “Direi 4 su 4”, dice il campione torinese. “Io ti darei 5 su 5”, chiude il golfista inglese. Humour a doppio senso, anche qui decisamente nuovo per l’ambiente del golf.

Dice Marconi: “Evidentemente questa vittoria ha spezzato un po’ i soliti schemi, molto british-style, legati a uno sport decisamente tradizionale. È pur vero che durante i giorni della Ryder Cup gli atleti erano sottoposti a pressioni di livello altissimo: e quindi era prevedibile che ci fosse uno scarico emotivo con punte di entusiasmo. Osservando i giocatori durante le diverse fasi dell’incontro, ho notato come gli europei avessero una maggiore congruenza mente-corpo: i movimenti erano più fluidi, muscolarmente meno rigidi, più completi nell’insieme. Questo è segno di un’ottima preparazione mentale che aiuta a gestire le tensioni interne ed esterne”.

Di certo, la mente di Tiger Woods non doveva essere così libera visto che la sua espressione più frequente dimostrava una certa preoccupazione e un malcelato timore di non infilare i colpi decisivi. “Guardando giocare Molinari – conclude Marconi – si intuiva il lavoro dietro le quinte di quel grande professionista che risponde al nome di Dave Alred, uno dei migliori performance coach al mondo, molto noto nel Regno Unito e in Irlanda per i suoi trascorsi con uomini di rugby. Chicco è ora, grazie anche alle straordinarie vittorie di questo magico 2018, uno degli atleti più solidi ed efficaci del panorama mondiale. Lo staff di tecnici che lo supporta è davvero essenziale al completamento delle sue prestazioni. Io stesso, nel mio lavoro quotidiano di mental coach, utilizzo spesso quel genere di strategie mentali che spingono il golfista ad allenarsi fuori dalla propria zona di comfort: sono modelli particolarmente vincenti, perché abituano il giocatore a reagire agli imprevisti in frazioni di secondo”.

Dettagli che fanno la differenza, come nel caso del trionfo del Vecchio continente alla 42/a edizione dell’evento-show del golf mondiale. Moli-Moli è già nella leggenda!

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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