Golf

Il segreto del Golf? Lo spazio tra le due orecchie

By 6 Aprile, 2017 17 Maggio, 2019 No Comments

Conosci la storia di Manuel de los Santos, il golfista con una gamba sola? La sua vicenda dimostra che il golf è uno sport vero, e che permette a ciascuno di tirare fuori il meglio da noi stessi, di non arrendersi neanche davanti alle infinite tragedie. Così come nella vita, nel golf le difficoltà sono una metafora: per insegnare, aiutare, e da ultimo essere superate.

L’attualità ci dice che da giovedì 6 a domenica 9 aprile è in programma The Masters, uno dei quattro tornei major, i più importanti della stagione del golf professionistico maschile. È l’unico major che si disputa fin dalla prima edizione (1934) sullo stesso campo e si gioca ogni anno all’Augusta National Golf Club, in Georgia (USA), in uno dei più esclusivi club del mondo.

Indossare la giacca verde del vincitore è il sogno di ogni giocatore di golf. Il numero uno del mondo, lo statunitense Dustin Johnson, è il favorito ma i potenziali avversari sono tanti: saranno presenti tutti i primi cinquanta atleti della classifica mondiale. L’unico azzurro in gara sarà Francesco Molinari che punta a conquistare un posto nella top ten per confermarsi ancora tra i migliori giocatori del mondo.

Parliamo di Dustin Johnson perché la sua vita di uomo, prima ancora che di top player, è una ghiotta occasione per chi si occupa di sport mental coaching.  Quanta fatica, quanto stress mentale, quali pressioni deve sopportare e quanto focus occorre a un campione per arrivare a essere il numero uno del ranking mondiale!

Molte volte, durante la sua carriera, Dustin è… uscito di strada. La sua storia è quella tipica di chi è stato all’inferno prima di guadagnarsi il paradiso. Un giocatore sulla bocca di tutti più per la vita sregolata e per la sua fragilità fuori dai campi, che per la solidità del suo gioco. I genitori divorziano e lui, dopo un’adolescenza difficile, si salva grazie a un incredibile talento nel golf. La sua auto-immagine di ragazzo problematico però non lo aiuta, la carriera è fatta di alti e bassi, non solo in termini di prestazioni sportive. Alcool, cocaina, paura di non farcela, tracolli fisici: di fatto, problemi mentali a non finire. Per dirla alla Bobby Jones (fondatore del Masters di Augusta): “Il golf si gioca in un campo di 14 centimetri: lo spazio tra le due orecchie”.

Un esempio lampante di questa regola è proprio la storia di Manuel de los Santos, il golfista con una gamba sola. Cresciuto nelle bidonville della zona povera della Repubblica Domenicana, Manuel era una talentuosa promessa del baseball, alle soglie del professionismo. A diciotto anni un tremendo incidente stradale costringe i medici ad amputargli la gamba sinistra, dichiarando defunte le sue velleità agonistiche.

Ma attingendo a una straordinaria forza di volontà, e a un attaccamento inusuale alla vita, Manuel non batte ciglio: suo padre gli regala un libro dove Tiger Woods descrive il gioco del golf dal suo punto di vista. Una folgorazione. Innamoratosi di questo sport e abbagliato dal talento dell’americano, ne fa il suo idolo e trasforma le mazze da baseball in quelle da golf. Oltre a vincere diverse gare nel circuito handigolf, tenta anche la carta del tour per normodotati. Sergio Garcia, che ha giocato con lui in Spagna, ha detto al quotidiano Marca: “Mai visto uno colpire così, è impressionante vedere qualcuno con questa energia”. Grazie alla tecnica mentale acquisita nel baseball, Manuel è capace di scagliare la pallina a 280 metri, qualcosa di impossibile per moltissimi giocatori amateur two-legs.

Ma c’è un altro segreto dietro il successo di de los Santos: l’attore Will Smith. Un giorno la sua compagna porta a casa la videocassetta di “La leggenda di Bagger Vance”, film di Robert Redford in cui si parla di un golfista (Matt Damon) che esce dal tunnel dell’alcolismo per tornare a vincere. Con l’aiuto di un misterioso caddie: Smith, appunto. Una storia in cui il dominicano si identifica, tanto da reagire alle avversità. E da iniziare a giocare a golf.

E Dustin Johnson? Avrà visto anche lui il film con Will Smith? Sta di fatto che il 2016 è per lui l’anno della svolta definitiva. La rinascita prima come uomo e poi come giocatore. Merito anche dei suoceri Gretzky (la fidanzata di Dustin è Paulina Gretzky, figlia di Wayne Gretzky, icona canadese dell’hockey su ghiaccio), che lo accolgono in un ambiente positivo e lo aiutano a rigenerarsi. Johnson vince tre tornei, tra cui il suo primo major, lo Us Open, in maniera piuttosto rocambolesca.

All’ultimo giro Johnson è sotto di quattro colpi dalla testa della classifica. Alla buca numero 5, mentre sta preparandosi a infilare un putt, la pallina si muove leggermente. Dustin fa intervenire uno dei giudici raccontando ciò che è accaduto, dichiarando di non aver causato lui il movimento. Le immagini sembrano confermare la sua tesi, ma gli organizzatori comunicano a Johnson che prenderanno una decisione solo al termine del round, per determinare se assegnargli un colpo di penalità, come poi effettivamente accade. La tempistica è quantomeno inopportuna, perché l’americano deve giocare le ultime tredici buche senza sapere qual è il suo effettivo score. Una bella botta ai nervi di chi si gioca fama e milioni di dollari. Una situazione complicata gestita alla grande, che porta alla vittoria finale. Un esempio da manuale di solidità mentale: nulla a che vedere con i fantasmi del passato.

A proposito: e Tiger Woods?? L’ex numero uno del golf mondiale, dopo avere rinunciato all’edizione dello scorso anno, non sarà presente al Masters di Augusta a causa di problemi alla schiena. Ma più che tecnico o fisico, il suo disagio è di carattere mentale. Dopo aver dominato la scena per quasi un ventennio, Tiger si è smarrito, è diventato insicuro e incapace di ritornare ai livelli da campione. Scrive Golf Today: “Fa quasi sorridere evocare dolori alla schiena nel caso di un campione come lui, capace nel 2008 di vincere l’US Open, dopo uno spareggio, con una gamba praticamente rotta. Dagli spogliatoi del Tour filtrano rumors allarmanti sul suo stato di frustrazione. E si sa che, in certe circostanze, la testa è il fattore determinante, ma anche il peggior nemico”.

La soluzione è una sola. Tiger deve mettersi seriamente a lavorare con un vero sport mental coach. Nel frattempo potrebbe invitare a pranzo, per una bella chiacchierata, Dustin Johnson e Manuel de los Santos. E perché no, anche Will Smith vestito da Caddie!

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

Lascia un commento a questo articolo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.