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L’Ora di Vittoria

By Settembre 11, 2018 Maggio 17th, 2019 No Comments

Nell’ottobre 2017 Vittoria Bussi ha fatto registrare il record dell’ora femminile italiano. Ciclista romana, laureata in matematica e trasferita a Oxford per il Dottorato, Vittoria il prossimo 12 settembre al velodromo di Aguascalientes in Messico, tenterà l’impresa di battere il record mondiale dell’ora UCI.  

A pochi giorni dal tentativo di record, Roberto Spedicato (il mental coach della “scuderia” ISMCI che segue la Bussi) ha risposto ad alcune nostre domande. Ecco le sue risposte, utilissime e di spunto per tutti gli sportivi e i preparatori mentali.

1) Roberto, nel caso di un record dell’ora, durante il quale l’atleta deve guardare fisso per un’ora davanti a sé, come si riesce a mantenere il focus intatto?

Guardare fisso per un’ora la linea nera, che indica la traiettoria minore nel circuito, rappresenta una sfida nella sfida. Per un’ora l’atleta esegue lo stesso gesto, allo stesso ritmo. È come entrare in uno stato di ipnosi. Le uniche varianti esterne sono rappresentate dalla persona che a ogni giro ti comunica il tempo trascorso e dalla musica della tua playlist che gli altoparlanti diffondono nel velodromo. Tutto il resto è dialogo interno. Tenere la mente fissa sulla pedalata è impegnativo.

Ogni atleta ha la sua strategia per restare sempre focalizzato. In passato c’è stato addirittura chi si immaginava di rischiare la morte a ogni distrazione. In questo la Programmazione Neuro Linguistica ci viene in aiuto: tutto sta nel trovare la ricetta giusta per il singolo atleta sulla base dei suoi metaprogrammi, delle sue sub-modalità e del suo dialogo interno potenziante.

Questa ricetta ha l’obiettivo di dare al cervello ciò di cui ha bisogno: la varietà. Una varietà che deve essere controllata e consapevole, tenendo sempre come punto fisso il focus sulla traiettoria e sul ritmo. L’alternativa è che il cervello si vada a prendere questa varietà vagando per i fatti suoi e distraendo l’atleta da quello che sta facendo.

2) Prima del ciclismo, Vittoria per anni ha praticato atletica e duathlon. Passando dalla corsa alla bicicletta, ha dovuto fare un lavoro sull’identità personale?

Per Vittoria lo sport è fatica, sudore. Nel Duathlon il fattore fatica lo troviamo sia nelle frazioni di corsa che nella frazione sulla bici. Penso che per Vittoria, passare al ciclismo sia stata solo una scoperta delle proprie potenzialità e un percorso di valorizzazione delle stesse.

3) Oltre a questo, Vittoria ha una laurea e un dottorato in matematica. Avere una base di capacità logico-creative aiuta a strutturare meglio le strategie mentali per correre un record dell’ora?

Il fatto di avere una passione smodata per la matematica fa sì che Vittoria abbia una particolare attenzione per quello che è lo studio preliminare al tentativo di record. Lei ha selezionato personalmente con attenzione tutti i materiali allo scopo di aumentare al massimo il coefficiente aerodinamico. Oltre ad allenarsi analizza meticolosamente le sue performance per capire dove andare a recuperare metri preziosi per ottenere il record.

Tutti gli aspetti della prestazione vengono ricondotti a numeri: il coefficiente aerodinamico, l’attrito dell’aria, il numero di giri da fare, i secondi da impiegare per completare un giro, il numero di battiti al minuto che il cuore deve tenere durante la prestazione e potrei andare avanti all’infinito… Il record stesso è un’equazione: r = (g * l) + m dove r è la misura del record; g è il numero di giri completati ed l è la lunghezza di un giro del circuito di Aguascalientes (250m); m sono i metri percorsi durante l’ultimo giro, quello non completato perché il cronometro segna il 60esimo minuto.

Essendo io quasi laureato in informatica (mi mancano solo due esami) e avendo quindi una forma mentis molto simile alla sua, la matematica è stata un buon territorio sul quale costruire metafore. Una fra le più utili metafore è stata quella di vedere se stessa come una funzione costante. La funzione costante y = c indica che la variabile y (per definizione di funzione, dipendente dalla variabile x) varrà sempre c indipendentemente dal valore che assume la variabile x. Ecco: y è il livello di prestazione fisica e mentale che Vittoria vuole tenere durante il tentativo, x sono tutti gli eventi esterni. A Vittoria piace identificarsi nell’eleganza e nella perfezione di questa funzione e io trovo che sia una stupenda metafora.

4) Come si lavora per replicare (e migliorare) un modello vincente come Evelyn Stevens?

In generale, modellare una professionista come Evelyn Stevens sicuramente è utile per mettere in campo strategie che hanno funzionato in passato. Questo può essere fatto studiando la sua preparazione atletica, i suoi allenamenti, osservando la sua postura sulla bici e così via. Durante il lavoro fatto insieme a Vittoria, non abbiamo mai cercato di replicare un modello in particolare. Evelyn attualmente detiene il record, è entrata nella storia. Il suo 47.980 metri rappresenta il punto di riferimento da superare, la misura che nessuno mai ha raggiunto. Per fare ciò occorre mettere in campo risorse e strategie che nessuno mai ha immaginato.

5) Il ciclismo è uno sport apparentemente elementare: una bicicletta e un corpo umano. Lavorando per un’impresa come questa, entra in campo anche la componente “spensieratezza”?

Indubbiamente! Preparare un record comporta una preparazione molto lunga durante la quale si sottrae tempo alle relazioni, alla vita professionale, al divertimento. Rivolgere il pensiero a godersi il viaggio e alla bellezza di quello che si sta facendo, piuttosto che all’incertezza del risultato finale, occupa la testa di pensieri piacevoli e di conseguenza dona al corpo una scioltezza e una naturalezza utile a performare in maniera ottimale.

6) Che differenza c’è tra il correre sulle strade con il paesaggio e il pubblico che ti incita, rispetto al girare da soli in pista senza un attimo di pausa?

Anche in questo caso la differenza è data dalla varietà. Nella fattispecie la varietà del ritmo. In una prestazione su strada, benché ogni atleta resti concentrato sul gesto atletico, gli eventi esterni concedono al cervello di affrontare situazioni diverse. Inoltre all’atleta è concesso ‘mollare’ un attimo per potersi riposare e poi riprendere. In una gara su strada, se ci si mette qualche secondo in più per fare una salita, nessuno se ne accorge. L’importante è arrivare al fondo e davanti agli altri concorrenti. In un velodromo i tempi sono scanditi e programmati. Occorre fare sempre lo stesso tempo a ogni giro per tutta l’ora. Ogni variazione e ogni sbalzo di ritmo comporta un affaticamento del fisico. La sfida è mantenere il programma che ti porta alla gloria.

7) In un record dell’ora, la testa è fondamentale: se cedi anche solo per un minuto, non la riprendi più. Come si gestisce l’uscita mentale dalla gara? Ci sono micro-tappe mentali e micro-obiettivi da raggiungere?

Come hai detto, stare sempre in gara con la testa è fondamentale. Per fare questo è molto utile scomporre la gara in micro frame diversi l’uno dall’altro con un premio finale che può essere mentale o fisico (ad esempio, concedersi qualche istante di tregua calcolata nell’erogazione di potenza da parte delle gambe).

Lo scopo di questi frame è duplice: da un lato forniscono al cervello la varietà necessaria per non annoiarsi e vagare libero, dall’altro lato forniscono un obiettivo da raggiungere molto ravvicinato nel tempo, e visto dunque dal cervello come immediatamente raggiungibile e fattibile. Un’altra strategia efficace consiste nell’imparare e allenarsi a riconoscere tutti i segnali, gestendo correttamente i dialoghi interni che preludono a una possibile uscita mentale. Solo così eviteremo che ciò accada.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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