Ciclismo

Giro d’Italia: l’unico “doping” consentito è il mental coaching

By 4 Maggio 2018Maggio 15th, 2019No Comments

Forse faremo storcere il naso a qualche appassionato di ciclismo, convinto che il Giro d’Italia lo vincerà chi avrà più fiato, muscoli e resistenza. Noi sappiamo bene invece quanto la componente mentale possa realmente fare la differenza per tutti gli atleti che da oggi e fino al 27 maggio saliranno in sella per compiere – dalla porta di Jaffa, in Israele, fino al Colosseo – gli oltre tremila e cinquecento chilometri dell’edizione numero 101 della corsa. Un Giro ispirato all’equilibrio. Due sole cronometro individuali per meno di 45 chilometri complessivi e ben 8 arrivi in salita per bilanciare: 167 chilometri medi di gara divisi in 21 tappe.

A noi però interessa analizzare le parole pronunciate dai protagonisti. Il lavoro infatti di ogni coach è quello di estrarre le strategie mentali del proprio atleta per poi ridefinirle in base agli obiettivi stabiliti di comune accordo. Dalle parole pronunciate, dagli stati d’animo rivelati, si possono intuire (e in certi casi capire nei dettagli) quali siano i punti di forza da valorizzare e le aree deboli su cui intervenire già prima della gara.

A meno di 48 ore dalla partenza del Giro 2018 hanno parlato in conferenza stampa alcuni dei protagonisti della Corsa Rosa. A Gerusalemme si sono alternati davanti ai microfoni il campione uscente Tom Dumoulin, lo sfidante Chris Froome, la speranza azzurra Fabio Aru, lo scalatore francese Thibaut Pinot, il velocista più atteso Elia Viviani e il capitano della Trek Gianluca Brambilla, che hanno spiegato ai giornalisti le proprie velleità e i propri sogni per le prossime tre settimane di gara. Poche ore più tardi è toccato a Domenico Pozzovivo e Alexandre Geniez spiegare le proprie sensazioni e ambizioni in vista del Giro.

Partendo da Dumoulin, l’olandese che ha vinto la scorsa edizione nel 2017, ci hanno colpito alcune sue dichiarazioni di taglio prudente: “Non sarebbe la fine del mondo se andassi male nella crono di apertura – ha esordito Dumoulin – ma sarebbe bello ottenere un buon risultato è magari vincerla”. Questa frase contiene un’ammissione implicita. Tom ha deciso di non vedere in anticipo il percorso della cronometro iniziale, come si fa spesso nelle gare a tappe. Nessuna ricognizione preventiva. Anzi in conferenza ha ammesso: “Sono arrivato ieri sera e non ho resistito al desiderio di visitare Gerusalemme, ho preso una bici e sono andato a fare un giro nelle città vecchia. La gente mi guardava in maniera un po’ strana perché avevo vestiti normali e una bici da corsa…”.

Ciò che si intuisce dalle sue parole è il desiderio di rimanere in incognito. Evidentemente le pressioni che derivano dall’essere il vincitore uscente non portano beneficio al suo equilibrio mentale. Dumoulin ha preferito fare un giro per la città senza farsi riconoscere. È probabile che con il suo staff stia lavorando proprio sulla gestione degli stati d’animo. La conferma arriva da quanto ha detto subito dopo: “Un anno dopo la mia vittoria al Giro, la differenza è il modo in cui la gente mi guarda ma io non sono cambiato. Forse all’inizio di stagione volevo far vedere a tutti quanto ero forte, volevo vincere ma le cose non sono andate bene. Ho riflettuto sulla mia situazione e ormai sono molto più fiducioso in me stesso rispetto a qualche mese fa. Ho anche imparato dall’esperienza dell’anno scorso come superare le difficoltà”.

Il campione olandese, grazie a un lavoro sul focus mentale e sul proprio dialogo interno, è riuscito a non cadere nella morsa della tensione. Almeno così dice, anche perché da oggi le pressioni si faranno sentire eccome! Oltre a questo, come se ci fosse bisogno di caricarsi mentalmente evocando la figura del rivale avversario, ecco la sfida lanciata a Chris Froome. Il britannico, vincitore di quattro Tour de France, era risultato positivo a un controllo antidoping effettuato durante l’ultima Vuelta. Ma la vicenda non è mai stata del tutto chiarita. Secondo le analisi, Froome avrebbe assunto il Salbutamolo, un broncodilatatore del quale fa uso poiché soffre d’asma, in quantità superiore al tetto consentito. Ma il corridore non è mai stato sospeso.

Dure, in proposito, le parole di Tom Dumoulin: “La presenza di Froome qui non è un bene per il ciclismo. Magari vincerà e dopo poche settimane decideranno che perderà il successo. Non sarebbe gradevole neppure per lui – spiega l’olandese – La mia squadra aderisce al movimento del ciclismo credibile e prevede la sospensione di un corridore positivo. Io al posto di Froome non avrei partecipato a questa edizione del Giro”.

Dumoulin dunque teme molto il rivale Froome e cerca di screditarlo ancora prima della partenza. Non sempre focalizzarsi sull’antagonista porta benefici all’eroe di turno. In certi casi un mental coach lavora con le visualizzazioni per aiutare l’atleta a proiettarsi nei minimi dettagli sull’avversario più insidioso. In altri casi, invece, si lavora per focalizzarsi solo su se stessi, più che mai in uno sport come il ciclismo, dove lo sorprese possono arrivare da molti rivali tutti insieme!

Froome d’altronde ha rigettato le accuse e non si è autosospeso, nonostante le sue vittorie siano state ‘macchiate’ dall’ombra del doping. “In effetti non mi era mai capitato di presentarmi a una grande corsa a tappe in una situazione così – ha ammesso il 32enne britannico in conferenza stampa – Sono sicuro di non avere fatto niente di sbagliato. Il procedimento dell’Uci a carico mio doveva rimanere confidenziale, nell’attesa di ulteriori indagini conoscitive. Tutto, invece, è diventato pubblico: una situazione davvero tanto fastidiosa. Io, comunque, sono qui per lottare e vincere”.

Ecco dunque la risposta del “cattivo” di turno, laddove ognuno sta cercando di ritagliarsi un ruolo nello storytelling mediatico del Giro. Il favorito, il sospettato. E infine il cosiddetto outsider, l’azzurro Fabio Aru, che torna alla Corsa Rosa dopo l’assenza forzata del 2017 per colpa di un infortunio. “La voglia di tornare in questa competizione era tanta, dopo quanto accaduto l’anno scorso. Adesso è il momento di guardare avanti, di andare oltre, anche se la concorrenza sarà molto agguerrita”.

Aru dunque si ritaglia il ruolo del terzo incomodo, la possibile sorpresa che rafforza le sue credenze mentali legate all’identità. Per lui, psicologicamente, sarà una gara senza le pressioni del favorito, ma con l’energia del senso di rivalsa dopo l’assenza nel 2017. Un sentimento che può aiutare l’atleta, specie nei momenti duri della corsa: “Avevo un grande desiderio di tornare al Giro. È un punto cruciale della mia carriera: il momento giusto per vincerlo. Non mi sono mai sentito giovane come ciclista perché quasi sin dall’inizio della mia carriera, nel 2014, ho corso con molta responsabilità sulle spalle, anche se l’ho fatto senza stress. Nella mia squadra sento l’armonia e la serenità per far bene”.

Anche per lui, un lavoro sulle strategie mentali per tenere lontane le aspettative degli addetti ai lavori. Non sarà facile, ma come detto in partenza, l’unico “doping” naturale sarà il supporto dei coach che ormai sono figure di riferimento ogni qualvolta… il gioco si fa duro!

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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