Calcio

Mihajlovic, uno che quando sbagli te lo dice in faccia

By Febbraio 7, 2019 Maggio 23rd, 2019 No Comments
mihajlovic

C’è poco da fare: un coach per essere credibile deve portarsi dietro una storia coerente con ciò che afferma. Se ciò che pretendi dai tuoi atleti non l’hai vissuto tu in prima persona, potresti fare molta fatica a farti accettare.

E qui non parliamo solo di doti tecniche. Non ci stiamo infilando nella vecchia diatriba dell’allenatore (o del coach) che deve per forza essere stato un campione per far sì che i suoi atleti diventino dei campioni. Un coach dev’essere un numero uno specialmente nella testa. È lì che si gioca la partita!

Guardate cos’ha fatto nel calcio Arrigo Sacchi, uno che in campo il pallone non l’ha mai masticato da protagonista: il tecnico di Fusignano ha cambiato la storia del calcio perché le sue idee erano innovative e vincenti. Perché i suoi valori e le sue regole erano quelle giuste ed efficaci per il calcio italiano degli anni Ottanta e Novanta. Era un grande tattico, ma prima degli schemi veniva la maturità dei suoi ragazzi.

Anche Julio Velasco è stato un grande esempio in tal senso. Il tecnico argentino è uno che la pallavolo l’ha sempre e solo concepita dalla panchina e mai dal campo. Anche lui allenava i suoi atleti più con le strategie mentali che con la teoria spiegata alla lavagna.

Per restare all’attualità, che ne pensate di Siniša Mihajlovic che al secondo esordio sulla panchina del Bologna batte per 1-0 la sua ex-squadra nerazzurra, a San Siro? Sia il tecnico serbo, e sia Pippo Inzaghi che sedeva prima di lui sulla panchina rossoblù, sono stati grandi campioni. Ma – come per Sacchi e Velasco – di Mihajlovic sono più famose le sue caratteristiche mentali e il suo atteggiamento rispetto alle vittorie in campo. Le sue sono doti di spirito collettivo, di squadra che si rinforza stando insieme e va a combattere (con spirito guerriero) contro il nemico.

Pippo Inzaghi, invece, nell’immaginario collettivo è sempre stato un killer dell’area di rigore che pensava più a se stesso che ai compagni. Una sorta di “single” dell’area di rigore, con punte di egoismo tipiche dei grandi bomber alla Bobo Vieri o alla Ibrahimovic.

La credenza dunque che ha accompagnato l’arrivo di Inzaghi sulla panchina del Bologna è stata più quella di un mister-giocatore, quasi un primus inter pares che ha cercato di riproporre ai suoi ragazzi la cattiveria con la quale, da calciatore, aveva realizzato centinaia di gol.

Peccato però che per domare uno spogliatoio e trasferire agli atleti le caratteristiche vincenti per imparare a soffrire e a uscire poi dalla sofferenza, occorra un leader che sia, come dicevamo all’inizio, credibile dal punto di vista del coraggio, dell’aggressività e dell’atteggiamento.

Sinisa più di Pippo lavora sulla testa” è stato detto e scritto in questi giorni. Mihajlovic è riuscito in poco tempo a capire qual era il segreto per rivitalizzare il Bologna. Non che la squadra sia guarita, ma l’allenatore ha saputo toccare le corde giuste per quanto riguarda l’aspetto mentale della squadra.

Il Bologna di Mihajlovic è andato a giocare a Milano contro l’Inter con la mentalità di quello che non deve sentirsi inferiore a nessuno, che non parte di certo battuto e che va dunque a giocarsela per tirar fuori il meglio dai propri ragazzi. Ecco cos’ha detto prima della gara (poi vinta) con l’Inter: “I ragazzi hanno capito il mio calcio, sanno cosa voglio. È un calcio diverso da quello che facevano prima, ma si stanno impegnando. Ci vorrà tempo, sbaglieranno, ma non devono perdere la fiducia. Domani mi interessa la prestazione, vorrei vedere le cose che stiamo provando messe in pratica. Non dobbiamo partire sconfitti, questo non deve mai succedere. Con il mio tipo di gioco perderemo alcune partite, ma ne vinceremo molto di più“.

L’aspetto mentale è fondamentale: nel Bologna di Inzaghi questo è stato il problema più grande, poiché Pippo non aveva la credibilità di Mihajlovic e i giocatori non erano pienamente convinti di voler seguire le sue indicazioni. Miha invece è stato sufficiente per garantire alla squadra l’atteggiamento che avrebbe dovuto tenere in partita.

Il serbo ha anche riportato il sorriso in un gruppo ormai demotivato dalla gestione precedente. Chi lo conosce bene, assicura che in settimana abbia immediatamente cominciato a lavorare sulla testa dei suoi ragazzi. D’altronde Mihajlovic è un personaggio molto particolare: le sue squadre giocano un calcio aggressivo a prescindere dall’avversario che si trovano davanti, talvolta anche rischiando… imbarcate.

Sinisa è un coach la cui presenza non passa inosservata. Appena arriva in un ambiente, si fa sentire con i suoi atleti, si fa rispettare chiedendo fiducia come un vero leader, mette e pretende grinta negli allenamenti così come in campo. Dagli atleti che lo hanno avuto come tecnico, spesso si sente dire che “Mihajlovic è uno diretto, se sbagli te lo dice in faccia”. E nel calcio dei ragazzini viziati, avere qualcuno che li aiuta a diventare uomini è una dote che piace molto. Anche ai tifosi.

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Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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