Calcio

Ventura e l’uso scellerato del linguaggio

By 14 Novembre 2017Maggio 17th, 2019No Comments

Sos Coaching! Urge rimotivare un Paese crollato nel baratro sportivo. Ci sono tutti gli ingredienti per un melodramma in salsa italica. Cominciamo dalla rassegna stampa internazionale?

Italiane Raus (Bild)

Ciao Italia (L’Equipe)

Miracolo a Milano (Aftonbladet)

Un Mondiale senza Italia (Marca)

Drama, Italia no va al Mundial (As)

Arrivederci (A Bola)

È comprensibile che Buffon, Barzagli e Belotti abbiano pianto calde lacrime di fronte alle telecamere: quando tra una quarantina d’anni i loro nipotini sfoglieranno l’archivio dei ricordi, ancora sgraneranno gli occhi di fronte all’impatto negativo di certi titoli di giornale. E andranno a chiedere a nonno Buffon: “Ma come avete fatto?”. Chissà se nel frattempo qualcuno avrà capito cos’è davvero accaduto in questo “tragico” novembre del 2017.

 

E come ci si riprende mentalmente da una batosta del genere? Non è finita. Oltre a essere diventati lo zimbello di un intero pianeta calcistico, dobbiamo anche elaborare il lutto per aver perso definitivamente personaggi del calibro di Buffon, De Rossi, Barzagli. Ovvero campioni che hanno vinto il Mondiale del 2006 in Germania (quella stessa Germania che oggi ci deride titolando Italiane Raus..!!) e che per motivi anagrafici hanno deciso di dire addio alla Nazionale. Se da un lato ci sentiamo improvvisamente orfani del talento e della furia agonistica di gente come Chiellini (anche lui sta pensando di lasciare la maglia azzurra), dall’altra ci chiediamo: “Siamo pronti a questo ricambio generazionale ?”

Non pochi osservatori hanno evidenziato l‘aspetto linguistico, che nel mental coaching sportivo è un elemento di primo piano. Prendiamo le parole del presidente federale Tavecchio, che prima della gara con la Svezia aveva definito “Apocalisse” l’ipotesi di eliminazione. A questa frase, il commissario tecnico Ventura aveva sdrammatizzato: “Apocalisse in caso di mancata qualificazione? Sono termini un po’ enormi…”. Enormi e condizionanti.

 

Come si fa a giocare con parole come “Apocalisse”, che la Treccani definisce sinonimo di catastrofe, rovina totale, fine del mondo. Le parole veicolano emozioni. Le parole che utilizziamo per descrivere i nostri stati d’animo e ciò che ci accade, diventano la nostra esperienza. E quando ai vertici della Nazionale ci sono personaggi che palleggiano con la comunicazione e usano i termini in maniera impropria e superficiale, allora il sospetto di essere circondati da dilettanti allo sbaraglio diventa realtà.

Al di là delle colpe sportive, Ventura è stato accusato di essere un uomo poco consapevole dei propri mezzi e dal pessimo linguaggio usato nelle diverse conferenze stampa. La Gazzetta dello Sport di oggi emette una sentenza lapidaria: “Si consegna alla storia come uno dei peggiori c.t. di sempre, se non il peggiore. Presuntuoso nella comunicazione, improvvisatore nell’allestire formazioni. Né gioco, né qualificazione: il nulla. Amen”. Prima del match Ventura aveva pensato bene di sfidare e punzecchiare gli svedesi: praticamente gli ha regalato una spinta a essere ancora più motivati. Ha mostrato sicurezza senza poi trasmetterla ai suoi. Altro che mental coach…

Il linguaggio di un allenatore non è solo un carburante positivo o dinamite distruttiva  per i giocatori che scendono in campo, ma diventa sostanza e contenuto nel creare convinzione sulle potenzialità che potrà esprimere la squadra, lo spartiacque tra il crederci veramente o far finta di crederci come è stato per Ventura. Il suo linguaggio non verbale ha dimostrato che proprio lui era il primo a non crederci. Un uomo in ansia, confuso, in totale assenza di lucidità, stati d’animo che una squadra recepisce inconsciamente senza bisogno di essere spiegata.

 

Le parole infine possono diventare un macigno anche per le giovani leve di aspiranti azzurrini, oggi adolescenti e domani, chissà, campioncini in grado di risollevare le sorti calcistiche di un Paese. Con un ambiente così intossicato di credenze negative, non sarà facile ricostruire sulle macerie. Urge cambio repentino di atteggiamento mentale: non siamo più i campioni del mondo che campano di rendita, la nostra leadership è svanita come neve al sole. Prenderne coscienza è soltanto il primo passo.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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