Calcio

Come far uscire Higuain dal tunnel maledetto

By 15 Settembre, 2017 17 Maggio, 2019 No Comments

Non sappiamo se Gonzalo Higuain abbia letto i giornali o visto i notiziari sportivi dopo la sconfitta subìta dalla Juventus a Barcellona, nella prima partita stagionale di Champions League. È pur vero che l’attaccante argentino non ha bisogno di leggere ciò che dentro di sé sa benissimo: ovvero che per diventare un campione affermato a tutto tondo, ai livelli di Messi e Cristiano Ronaldo, deve lavorare molto di più sull’aspetto psicologico. Deve mettersi al fianco di un bravo mental coach che sappia analizzare insieme a lui i motivi del crollo di rendimento in occasione delle “gare che contano”, ovvero quelle di livello internazionale.

È sì perché viceversa, nelle partite di campionato, Higuain riesce quasi sempre a dare un contributo fondamentale. Il suo score parla chiaro, da quando riveste la maglia bianconera – e ancora prima con quella azzurra del Napoli – Gonzalo ha sbloccato decine di volte il risultato contro squadre che sembravano chiuse, ostiche, difficili da superare. Basta fargli arrivare un pallone al limite dell’area e lui sa cosa fare, come superare l’avversario, dove piazzare la palla evitando l’intervento del portiere. Perché allora in Champions e in Nazionale si blocca? Perché nelle “partite che scottano”, nelle finali come quella del Mondiale al Maracanà (2014) o in Coppa America con la Seleccion, non riesce mai a essere decisivo? Per quale motivo a Cardiff, in finale contro il Real Madrid, si è eclissato, sparito dal gioco, costringendo i compagni a correre per lui?

Proviamo a mettere un po’ di ordine, come farebbe appunto uno sport mental coach diplomato all’ISMCI (International Sport Mental Coaching Institute). Le “etichette” che Higuain si porta dietro da anni – credenze negative sulla propria identità – sono quasi sempre le stesse.

  • È troppo sensibile
  • Quando sbaglia abbassa la testa invece di reagire
  • Si arrabbia quando il pubblico lo critica
  • Si porta addosso la maledizioni delle finali
  • Non vale i 90 milioni che la Juve ha speso per acquistarlo

Mica male come bagaglio mentale! Tutte frasi che puntualmente il Pipita legge e rilegge sui giornali dopo ogni partita “maledetta”. Ma è possibile che un campione di quasi 30 anni, pagato più di 7 milioni di euro all’anno, si incarti mentalmente come un ragazzino alle prime armi? In effetti sì, è possibile, soprattutto se il suo percorso di crescita ha puntato più sull’aspetto tecnico e atletico, trascurando un processo di maturazione mentale indispensabile per reggere a certi livelli. Non dimentichiamoci che una gran massa di critiche Gonzalo le ha ricevute per il suo peso-forma non proprio invidiabile…

A nostro avviso il punto l’ha centrato un altro (ex) campione argentino, Hernan Crespo: “Sbagliare gol in una finale può succedere a chiunque. Ma occorre avere la capacità mentale di poter convivere con l’errore, e di dimenticarlo poi in vista della finale successiva. Higuain invece non riesce a scordare i suoi flop”. In pratica ogni volta gli si riapre davanti l’armadio dei fantasmi, con tutto il carico di insicurezze, mancanza di fiducia, paragoni con altri campioni.

L’incapacità di convivere con l’errore è tipica di molti atleti che non lavorano sull’aspetto mentale. Se – come ha sintetizzato il suo tecnico Allegri, con un’immagine estremamente efficace –  di fronte a un gol facile sbagliato, l’argentino scuote la testa e l’abbassa, lì si apre una voragine che pervade il suo dialogo interno. Inizia un botta e risposta con la sua mente che vorrebbe reagire, ma che invece si inabissa facendogli mancare ossigeno e lucidità.

Avere paura del giudizio, reagire con rabbia verso l’esterno (vedi il dito medio alzato contro un tifoso a Barcellona) invece di scuotere se stessi e convertire la rabbia in energia, è una zavorra destabilizzante per un attaccante che si nutre di reti prima ancora che di cibo. Pensiamo a Zlatan Ibrahimović, un campione completo non solo sotto l’aspetto tecnico e atletico, ma soprattutto sotto il profilo mentale. Ibra ha costruito la sua scalata alla vetta mondiale proprio grazie alla mentalità vincente, che non si arrende, che usa le critiche come carburante per sfidare il mondo e dimostrare che ha ragione lui, sempre e ovunque. Ibra entra in campo già vincente, ha un carisma che incute timore: i difensori lo temono proprio per quest’aura che lo circonda.

Higuain no, non è ancora a quei livelli e – alla soglia delle trenta primavere – è probabile che mai ci arriverà. Gonzalo è forte contro le piccole (gol decisivi in campionato contro Cagliari, Chievo e soci) perché lì non scende in campo con la sua maledizione tascabile. Quando il gioco si fa duro, lui abbassa la testa, mentre Ibrahimović la usava per colpire l’avversario. Anche Allegri, passato il timoroso rispetto che aveva nella scorsa stagione, ha iniziato a punzecchiarlo in maniera diretta. “Higuain deve trovare equilibrio e forza mentale” ha detto dopo la gara al Nou Camp.

Via libera dunque a un mental coach che sappia prendere per mano Higuain, che lo immerga nel “dolore” dell’armadio dei fantasmi, lasciandocelo fino allo sfinimento. Per fargli capire che non c’è nulla che non possa essere riformulato, ricalibrato in base a nuove strategie comportamentali e di astuzia tattica. Per fargli affrontare la paura della maledizione come una cura omeopatica, necessaria a capire che con l’errore si può, anzi si deve convivere. Salvo poi ricostruire un percorso nuovo, mentale, pulito, leggero, impermeabile al confronto esterno. Un dialogo interno che possa attingere solo alla sua forza di campione vero. In vista di una nuova finale, di una sfida di vertice.

Che dire? Se tra qualche tempo Gonzalo avrà definitivamente alzato i suoi standard, sapremo perché. E sapremo che dietro di lui qualcuno lo avrà aiutato a riscrivere la sceneggiatura della sua storia di campione.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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