Calcio

Caso Ventura, la motivazione prima di tutto

By Settembre 8, 2017 Maggio 17th, 2019 No Comments

“Ragazzi, da oggi la carica ce la dovremo dare da soli..!!”. Al termine della partita di Bari persa con la Francia per 3-1 (agosto 2016, esordio di Gian Piero Ventura), gli azzurri si riuniscono negli spogliatoi dopo la doccia e, in assenza del commissario tecnico, si guardano in faccia prendendo atto che l’energia super-motivante di Antonio Conte non sarà più presente in casa Italia. Ora la motivazione dovranno darsela tra di loro.

Se siete mental coach, e avete lavorato con allenatori o giocatori di una certa esperienza, vi sarà capitato di imbattervi in una tematica di non semplice risoluzione: il confronto tra il vecchio (vincente) e il nuovo (esordiente). Il cosiddetto “peso dell’eredità”. Il CT Ventura ha dovuto sostituire un personaggio ingombrante come Conte, allenatore esuberante nei metodi e nei comportamenti.

Per gli azzurri, per gente come Buffon, Bonucci e altri “senatori”, passare da uno “scalmanato” esuberante di 48 anni, famoso per le sue capacità di mantenere alta la tensione 24 ore su 24, a un signore elegante di 69 anni, dai modi gentili e dalla parlata rilassante, non deve essere stata una passeggiata di energia.

Si sa che per un atleta è importante entrare in un flusso di carica agonistica ben prima della gara. Avete presente i pugili quando entrano in mezzo alla folla urlante? Per circa mezz’ora, ancora prima di salire sul ring, iniziano a menare pugni nell’aria, immaginando di avere davanti l’avversario. Un atteggiamento, questo, che consente di arrivare carichi al punto giusto al momento del gong, ed evitare così di farsi trovare spiazzati dai fendenti dell’avversario.

Per gli azzurri la sensazione deve essere stata simile: e adesso chi ci dà la carica? Alcuni osservatori avevano già segnalato, con sospetto, atteggiamenti non produttivi nei giorni precedenti la gara. Giocatori anziani – solitamente “urlanti” nell’incitare i compagni più nuovi – che rimanevano in silenzio, come se fossero scarichi o eccessivamente rilassati. Battibecchi tra Ventura e qualche “senatore” per passaggi sbagliati, e conseguente abbandono dell’allenamento da parte del giocatore stesso (fra lo stupore generale del resto della squadra).

Insomma, comportamenti imbarazzanti che hanno contribuito a creare uno scollamento di non poco conto tra Commissario Tecnico e atleti. Una situazione negativa che andava immediatamente gestita dal tecnico stesso. Se Ventura non ha avuto la forza di fare un confronto a denti stretti, questo gli sarà di certo costato caro in termini di leadership.

A questo vanno aggiunti comportamenti incoerenti da parte del tecnico stesso. Esempi? Gente provata titolare a inizio settimana e poi spedita in tribuna. Ma anche tattiche disorientanti, del genere “provare a lungo la difesa a 3, salvo poi, il giorno della gara, annunciare che si sarebbe giocato a 4”.

Insomma, Ventura ci ha messo del suo per disperdere quel patrimonio di fiducia reciproca, quel “patto segreto” tra allenatore e squadra che consente di vincere mille battaglie e di resistere alle critiche. Critiche che sono arrivate copiose, persino esagerate, sia da parte dei giornalisti che hanno scritto della disfatta con la Spagna, e sia dal pubblico di Reggio Emilia, che ha sonoramente fischiato l’atteggiamento arrendevole degli azzurri nella gara contro la modesta Israele. Sarà questo il “tallone di Achille” del pur bravo Ventura, allenatore capace di portare piccole squadre a grandi risultati e lanciare ragazzi come Ciro Immobile e molti altri? Sarà questo il suo lato scoperto, ovvero la gestione “motivante” del gruppo?

Cari coach, prendete spunto da questi macro-episodi per rileggere le dinamiche del vostro quotidiano: non abbiate timore del confronto con la squadra, sia a livello di singoli che di gruppo. Non perderete leadership ai loro occhi, ma anzi rafforzerete la vostra capacità di combattere a viso aperto. Non dico che dovrete “attaccare al muro” i vostri atleti più indisciplinati – come faceva Conte – ma una giusta via di mezzo (che risponda ai vostri valori e al vostro codice di condotta) questa sì, trovatela, sperimentatela. E mettetela in atto ogni volta che lo riterrete giusto!

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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