Calcio

Il riscatto dopo la panchina

By 6 Settembre, 2016 23 Maggio, 2019 No Comments

Una delle caratteristiche che rendono grande un calciatore è quella di sapere entrare a partita in corso riuscendo a fare la differenza.  Di questi giocatori gli allenatori apprezzano la capacità di entrare con il giusto atteggiamento, di “spaccare la partita” e di essere funzionali alla compattezza del gruppo. Qualche esempio? I più vecchi ricorderanno Altafini, bomber della Juventus che a fine carriera risolse moltissime partite entrando a pochi minuti dalla fine. I più giovani, invece, pensino al piglio con cui Francesco Totti lo scorso anno entrava in campo nei minuti finali.

Da qualche tempo lavoro con un giocatore che nelle giovanili faceva sfracelli e che ora, giunto al calcio professionistico, parte spesso dalla panchina. Il suo allenatore lo ha giustamente rimproverato perché, chiamato in causa a pochi minuti dalla fine, la scorsa settimana è entrato in campo con il “muso” e ha dato un cinque svogliato al compagno cui ha preso il posto. Il ragazzo è intelligente e ha capito l’errore, ma soprattutto si è reso conto che l’allenatore deve tutelare il gruppo, la squadra, non il narcisismo dei singoli.

La faccenda della panchina è significativa perché può riportare alla sensazione del sentirsi il meno apprezzato dei fratelli, ma anche alle varie circostanze della vita in cui ci si è sentiti messi da parte. Oppure, ancora peggio, alla situazione in cui una ragazza non ha scelto noi ma il nostro amico. La panchina, collegandosi a questa spiacevole e dolorosa serie di esperienze, può fare un doppio effetto: da una parte deprimere; dall’altra indurre ad assumere atteggiamenti, mimiche e posture irritanti, a fare commenti non adeguati.

Attenzione: a due passi ci sono l’allenatore, il massaggiatore, il secondo che confabula con l’allenatore, il dirigente, tutta gente che osserva, parla. Insomma, esistono mille buone ragioni per affrontare la panchina con un atteggiamento opposto a quello che ci viene naturale quando qualcuno è stato preferito a noi.

L’allenatore, anche se si sta occupando della partita, con la coda dell’occhio vede cosa capita in panchina e in qualche misura si fa un’idea di noi. Ecco allora un altro momento in cui tirare fuori tutta la voglia di reagire e buttare in cantina la tentazione del lamento.

Un atteggiamento positivo ti aiuterà quando toccherà a te entrare in campo. Quando sarai chiamato in causa, non dovrai sentirti una riserva, ma un titolare, il giocatore prescelto per aiutare la squadra. Entrerai con un atteggiamento di sostegno nei confronti dei compagni più stanchi, quasi da capitano aggiunto: «Okay, ragazzi, ora ci sono io, sono carico, riposato, vi do una mano».

Se parti riserva e poi tocca a te, entra in campo con il sentimento di essere pronto a spaccare tutto, non con il sentimento di dovere essere accettato dai tuoi compagni. Entra con una postura tonica, a testa alta; non a testa bassa e passo lento. E una volta in campo fai le tue giocate, non nasconderti. Dimostra a te stesso che sai pensare, sai accettare un’esclusione, sai entrare ed essere decisivo. Mostra a te stesso che hai il coraggio di giocare come sai, non solo di giocare per non essere rimproverato.


Articolo a cura di Marco Cassardo

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