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“Porta a casa il pollo. Poi se riesci, il dolce”

By 28 Giugno, 2017 17 Maggio, 2019 No Comments

Prima di parlarvi di due protagonisti del recente MotoGP di Assen, inizio con Mike D’Antoni, indimenticabile playmaker nella “Milano da bere” degli anni Ottanta e oggi tecnico degli Houston Rockets. L’altra sera è stato nuovamente premiato come miglior allenatore dell’anno in NBA. Mica bruscolini! Il suo discorso di ringraziamento trasuda di coaching al cento per cento.

Grazie ai ventuno anni passati in Italia con Dan Peterson e a tutte le persone che ho incontrato lì, ai grandi allenatori in questa Lega a cui devo tutto. Non avrei mai vinto senza l’organizzazione di squadra dei Rockets. Grazie soprattutto ai miei giocatori: ho apprezzato tutto quello che hanno fatto, fin dalla dedizione mostrata nella preparazione della stagione. La cultura del lavoro che hanno creato tra di loro mi rende orgoglioso di far parte di questo gruppo. Qualunque ruolo gli abbiamo chiesto di ricoprire, lo hanno interpretato da star. Grazie ragazzi, sono in debito con la società e con voi, questo premio è per voi!”.

Parole da far commuovere anche un canestro. Perché un vero tecnico, prima ancora di essere un allenatore del fisico, è un mental coach che sa come toccare le corde dei suoi violini in campo. Con questo discorso, lo ha fatto a posteriori, dimostrando grande esperienza di spogliatoio e grande sensibilità verso i colori del proprio club. Thank you very much, Mike!

Metto insieme le frasi motivanti di D’Antoni a ciò che hanno dichiarato in queste ultime ore due personaggi presenti all’ultimo Gran Premio Motociclistico di Assen, in Germania, che ha sancito l’intramontabile talento per la vittoria di Valentino Rossi, primo pilota ad aver vinto due GP a distanza di 20 anni!

Il primo è Danilo Petrucci, pilota della Ducati, giunto secondo alle spalle del Dottore dopo un testa a testa fino all’ultima curva. Una vita passata a rincorrere sogni, quella di Danilo, che a lungo si è sentito “inadeguato” prima di capire di avere le giuste chances per far parte di questa congrega di artisti da 300 chilometri all’ora. Come spesso accade agli atleti più giovani, c’è un’identità incompleta da tenere a bada, che rischia di far perdere energie in una battaglia tutta interna con se stessi.

Lavorare duro ogni giorno da anni senza mai vedere i frutti è pesantissimo, specie se è per qualcosa che non dipende da te [rottura della moto]. Dopo il ritiro nella gara di LeMans, ho iniziato a pensare di poter cambiare sport”. Qualche ora dopo, però, Petrucci apprende della morte del collega Nicky Hayden, pilota americano rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre conduceva una bicicletta nei pressi di Rimini. La notizia lo scuote fortemente, al punto da farlo ricredere: “Mi sono detto che non avrei mai permesso a qualcuno di portarmi via la voglia di fare quello che amo. Con questo pensiero ho preso consapevolezza e ho iniziato a godermi ogni cosa che stavo facendo”.

C’è un retroscena mentale, suggerito dal suo manager Alberto Vergani, che prima di Assen gli ha detto: “Oggi porta a casa il pollo. Poi se riesci, il dolce”. Una metafora per indurlo a focalizzarsi sul portare a termine la gara, per non sentire la pressione a mille ed evitare di strafare fin dalle prime curve. In effetti, come già ci aveva detto qualche settimana fa in un’intervista Lorenzo Bernardi, lo stare con la testa su più traguardi contemporaneamente può trasformarsi in una “bomba di stress”. Per mantenere la concentrazione giusta, ogni mental coach – suggerisce Bernardi – deve alleggerire il più possibile la tensione, facendo convergere la squadra su un solo obiettivo per volta: quello più vicino che c’è.

Chiudiamo con il coach di Valentino Rossi. Ovvero Luca Cadalora, 54 anni, tre volte campione del mondo, dalla scorsa stagione una sorta di angelo custode tecnico del Dottore di Tavullia. Li chiamano la coppia “Becker-Djokovic”. “Ma no – dice lui al giornalista del Corriere della Sera – loro si sono lasciati… Somigliamo a Mogol e Battisti, il mio lavoro è più artistico che scientifico. Io aiuto Rossi a confrontare le sensazioni con i dati: d’altronde i numeri non sono tutto, certi dettagli vanno sentiti con le emozioni! Quando correvo, non mi allenavo mai fisicamente. Solo di testa, con il biliardo: lì devi ragionare, è una palestra mentale perfetta. Valentino vince a 38 anni grazie alla passione, all’umiltà, alla curiosità, alla voglia di imparare. Non è mai sazio”.

Anche qui un ultimo retroscena che dipinge il rapporto tra Cadalora e Rossi: “Serve totale sintonia. Ai piloti non piace essere criticati, bisogna sapere trovare tempi e modi giusti. Tra me e Vale l’intesa è nata in modo naturale, anche grazie a molte risate e scherzi. Questo cappello con la scritta coach me lo ha regalato lui. E quando vuole prendermi in giro, mi dice che mi ha tirato fuori dall’armadio come un vestito vecchio che non si metteva più…”.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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