Basket

Kobe, l’odio convertito in motivazione

By Aprile 19, 2016 Maggio 22nd, 2019 No Comments

“Mi sono nutrito della rabbia e dell’odio dei miei nemici”. Mica male come frase d’addio per un campione stellare del calibro di Kobe Bryant, colosso del basket NBA, anello di congiunzione tra la pallacanestro di Michael Jordan e quella degli assi di oggi. Kobe, che si è ritirato dalle scene agonistiche qualche giorno fa, è un caso interessante per qualunque mental coach voglia intraprendere questa professione, così come per migliaia di atleti che continueranno a trarre ispirazione dalle sue gesta atletiche.

Perché ci interessa? Per un motivo: Kobe è un caso-scuola di quella che in PNL chiamiamo “ristrutturazione”. Ovvero, la capacità di trasformare un evento negativo in positivo. Sentite cosa dice di lui Ettore Messina, attualmente assistente di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs, ma in passato ai Los Angeles Lakers, come vice di Mike Brown per la stagione 2011-12. “Ho avuto l’onore di seguire da vicino Bryant, in viaggio, in allenamento, da avversario. Quali sono le sue leve vincenti? L’ossessione per essere il migliore, che a volte lo spingeva a stressare chi gli stava accanto se non erano determinati come lui. Ma soprattutto Kobe ha cercato l’odio sportivo, trasformandolo in combustibile per inseguire il successo a tutti i costi!”.

Ecco la ristrutturazione! Ecco la capacità di convertire un’energia negativa in positiva. Immagino tu saprai che la ristrutturazione o “reframing” è uno degli strumenti più efficaci per mantenere viva la motivazione e operare cambiamenti personali. Saper ristrutturare significa collocare ogni singola esperienza nella cornice migliore. Il significato di qualsiasi evento dipenderà dunque dal quadro entro il quale percepiamo l’evento stesso. Se “ristrutturiamo” il quadro, cambiamo il significato e se il significato cambia, cambiano anche le reazioni e i comportamenti della persona. Nello sport come nella vita di tutti i giorni.

Sapersi far detestare non è un’abilità a portata di tutti. Ci sono calciatori che subiscono fischi dalle curve rivali a prescindere, mentre altri ricevono applausi dai tifosi avversari per la loro condotta in campo o correttezza. Fra chi prende insulti, c’è chi si avvilisce e va fuori di testa; ma c’è anche chi sa usare la mente come convertitore di energia e riesce a trarre benefici proprio da questa rivalità manifesta.

Un requisito essenziale nella capacità di ricontestualizzare se stessi – in un comportamento o nell’esperienza – consiste nell’essere in grado di “dissociarsi” da quell’esperienza (osservare cioè se stessi dall’esterno nell’evento stesso o nel comportamento), per vederla/o da una nuova prospettiva. Così risulterà più semplice cambiare la propria rappresentazione interna della stessa, e di conseguenza sia il comportamento che la fisiologia.

Alessandro Dattilo

Alessandro Dattilo

Giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e Stand Out – The Personal Branding Company e docente del programma HRD – Da Manager a Leader. Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro "Scrittura Vincente", una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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